La Lube saluta Stankovic… e senza tanti riguardi

VOLLEY – Un film già visto, il divorzio con il Capitano e bandiera della squadra è assolutamente certo ed il Drago non la prende per niente bene

di Andrea Verdolini

La riconoscenza, è notorio, non fa parte di questo mondo. E’ risaputo poi che dalle parti del palazzetto di Civitanova è concetto totalmente sconosciuto. Così, nonostante le interviste ufficiali che farebbero invidia alla Pravda e qualche risposta evasiva e stizzita fornita ai tifosi, legittimamente curiosi ed un po’ preoccupati, l’esperienza di Dragan Stankovic alla Lube è al capolinea. Il centralone serbo venne dalle nostre parti che era poco più che uno sbarbatello, non aveva nemmeno 24 anni e proveniva da un club montenegrino non proprio di prima fascia. Si è meritato i galloni di Capitano e la stima di tutto l’ambiente non solo e non tanto per le sue doti tecniche, comunque di alto livello quanto per applicazione, impegno e serietà, merce in generale abbastanza rara. Tralasciamo i titoli vinti (non tanti) e quelli sfiorati (un’infinità): parafrasando De Gregori che pur si riferiva ad un’altra disciplina, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. “Drago” in quasi due lustri ha dimostrato questo ed altro, prendendosi tutte le sue responsabilità e mettendoci la faccia, sia nei successi sia, soprattutto nelle sconfitte (i papaveri dovrebbero meditare a tal proposito). Qualche giorno fa ha ricevuto il benservito ma, stando alle nostre quinte colonne sempre sul pezzo, non al termine di un “franco colloquio” (sempre restando in tema sovietico) come magari avrebbe meritato visti i trascorsi ma attraverso vie non ufficiali seppur assolutamente attendibili. Anche perchè il nome del sostituto è già pronto, Mateusz Bienek polacco, classe 1994 attualmente allo Zaksa già da diverso tempo con il biglietto aereo prenotato. Ovviamente non si discute sulla bontà tecnica dello spilungone alto 2 metri e 10 e fresco di titolo mondiale ma dovrà di certo mangiare tante pagnotte per conquistare l’affetto che i supporters biancorossi hanno mostrato verso Stankovic. La nostra sensazione però è che forse il meno sorpreso di questo comportamento della Lube è proprio lui: in fondo nemmeno 3 stagioni fa una vicenda analoga successe con il suo compagno di reparto e connazionale Podrascanin, messo alla porta dopo 8 campionati, senza molti riguardi. Per carità di Patria non riportiamo altri esempi simili (ce ne sarebbero): ci auguriamo soltanto che, dalle parti di Passo di Treia, non facciano passare il messaggio che sia stato lui, in scadenza di contratto, a chiedere di tornare in Serbia preda della Saudade (o nostalgia balcanica). Potrebbero anche sostenere la tesi che il ragazzo avesse un’irrefrenabile voglia di corba (la tipica minestra serba) o non riusciva a stare lontano dal Danubio. Scherzi a parte, in questo finale di stagione, dove la Lube è chiamata a riscattare un bilancio sin qui fallimentare, una cosa è scontata: Stankovic farà il suo dovere, come sempre d’altronde.

(foto tratta da Lube nel Cuore)

Alessandro Molinari
Author: Alessandro Molinari

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