ECCELLENZA – L’highlander Paolo Ginestra, quasi 47 anni, tornerà al Recchioni da ex con il Matelica. “Vi racconto i miei segreti”
In questa Eccellenza la Fermana si sta imbattendo in tanti suoi vecchi uomini simbolo ai tempi della D, ora avversari con la fascia al braccio. Dopo aver affrontato il Trodica di Cognigni e il Montegranaro di Urbinati, il terzo leader da riguardare negli occhi è “Paolone” Ginestra, capitano del Matelica atteso al Recchioni domenica. Son passati tre anni e mezzo dall’ultima volta, da quel playout illusorio con la Viterbese del maggio 2022, vittoria d’andata sbiaditasi tristemente in campo avverso. Finì con una retrocessione la storia d’amore tra quei giocatori e la Fermana, ma dietro al dolore rimane tanto altro, compreso l’orgoglio per aver indossato, nel caso di “Polipo Paul”, la maglia gialloblu per ben 105 volte.
Ginestra, la Fermana risulta essere la squadra in cui ha militato per più tempo. Giunse qui nell’estate del 2017, era un “ragazzino” di 38 anni…
“Vero (ride, ripensando ai suoi quasi 47 attuali, ndr). Tornare al Recchioni rappresenta una gioia, ci sono i ricordi, le battaglie vinte e i pianti. Sono stati anni di sacrifici importanti. E qui mi vorrei soffermare. Al sempreverde Paolo Ginestra oramai ci si è abituati, ma per rimanere a certi livelli continuo a dare tutto me stesso, piscina, palestra, parate. La gente questo lo sottovaluta”.
Classe ’79, eppure è sempre lì a combattere. Quali sono i suoi segreti?
“Le mie scelte di vita e professionali sono chiare, dovevo lavorare in posti in cui mi trovavo bene e per le mie caratteristiche sarei dovuto rimanere un anno, massimo due, e poi emigrare. Ho cambiato spesso squadra con delle eccezioni – Fermo, Terni e Fano le esperienze più lunghe, ndr -. Quando vedevo che nell’ambiente gli addetti ai lavori incominciavano a guardarmi anche il dettaglio sentivo che era giusto andarmene, perchè evidentemente davano tutto per scontato. Ho avuto ragione. Perché cambiare posti non mi ha fatto appassire, ho cercato sempre stimoli nuovi. Lo stadio, l’insulto, il trovarmi un nemico. Prendo certe cose per esaltarmi”.
Lei ha giocato in B, era arrivato in Serie A, come fa a emozionarsi anche in Eccellenza a 47 anni?
“Non è un problema. C’è sicuramente meno pubblico, ma magari rispolvero vecchi video di quando giocavo, ascolto una canzone, penso a mio figlio Tommaso che mi guarda ancora giocare”.
In interviste passate diceva che i suoi modelli erano Pierobon e Ballotta, portieri anche in età avanzata. Intanto Pierobon a questo punto aveva già smesso…
“All’addio non ci penso perché mi sento ancora benissimo, ho 15 anni in meno. Non seguo quei pensieri calcistici stereotipati, chi l’ha detto che a una certa età bisogna fermarsi? Non sono stanco del pallone, amo parare e più che altro mi stanca un po’ il sistema a cui mi sono sempre opposto. Arrivai in A con il Livorno e mi dissero di non mettermi in concorrenza con Amelia (futuro campione del Mondo a Germania 2006, ndr). In allenamento io continuai a parare forte e fui mandato via…Una cosa posso dirla: un giorno vorrei fare il direttore sportivo ma per ora sono un portiere e se qualcuno mi chiede consigli glieli dò come fanno tutti i calciatori d’esperienza. Prima di smettere, però, mi piacerebbe giocare un anno alla Pergolese, dove partii da piccolo”.
Con la Fermana tanti interventi, quali quelli indimenticabili?
“La notte di San Benedetto del Tronto (febbraio 2020, poco prima del Covid, 0-1 gol Neglia da centrocampo e miracoli in serie di Ginestra, ndr), avrebbero potuto tirare per giorni interi. Poi i sei rigori neutralizzati nella C 2020-21 e il record europeo. Ma anche la mia prima partita a Padova nel 2017-18: non giocavo da qualche mese, mi feci trovare pronto contro la squadra che poi andò in B (finì 0-0, ndr)”.
Nel 2018-19 nel girone d’andata tenne la porta inviolata per 11 volte, poi finì in panchina. Fu uno smacco? E esser richiamato nel dicembre 2020 a metà del campionato seguente fu una rivincita?
“Quello che accadde nel gennaio 2019 fu balordo e la considero una sconfitta della società. Potevamo puntare alla B e ne sono convinto. Per un mese siamo stati primi. Nel momento clou con un paio di giocatori in più sul mercato avremmo detto la nostra. Eravamo davvero solidi. A metà anno arrivò il direttore e mi disse che c’era bisogno di monetizzare con il minutaggio degli under. Non avrei più giocato. Buttai giù il boccone e feci il professionista, pur digerendo male quell’evento”.
Tornando all’attualità, il suo Matelica come sta?
“Abbiamo giocato mercoledì la semifinale di Coppa Italia perdendo contro una squadra forte con il K-Sport ma competere su due competizioni non è semplice. Bardeggia lo volevamo anche noi a Matelica e ci ha fatto un eurogol. Non è un problema, non siamo stanchi, abbiamo avuto degli infortuni, si è fatto male il nostro bomber Allegretti, D’Errico (altro ex, ndr) è stato out due mesi, ora Pedrini. Chi gioca comunque si fa trovare pronto. E’ un campionato molto livellato in cui siamo tutte vicine e l’episodio domenicale fa la differenza”.
Ginestra, i vecchi tesserati degli anni in Serie C stanno ancora ricevendo accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. Con una ristrutturazione del debito in atto, siete fiduciosi che presto tutto possa risolversi?
“Mi auguro che chi è in società faccia l’uomo come abbiamo fatto sempre noi in campo tra infortuni, ginocchia saltate e nasi rotti”.
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