La disperazione degli infermieri: “Siete stanchi di non poter uscire, noi siamo stanchi di vedervi soffrire”

Il racconto di Catia Badiali del “Carlo Urbani” di Jesi

di Marica Massaccesi

La nuova stretta nella provincia di Ancona porta con sé malumori tra i cittadini ma preoccupa chi vive in prima linea la battaglia contro il Covid-19. E tra i commenti che circolano sui social network negli ultimi giorni stupisce il racconto di un’infermiera del reparto radiologia dell’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi. “Voi siete stanchi di non poter uscire, noi sanitari siamo stanchi di vedervi soffrire e di vedervi morire” scrive Catia Badiali in un post su Facebook, dopo aver fatto un’altra tac torace a un paziente che ha contratto il Coronavirus.

 

“Un disastro, in 28 anni di ospedale mai vista una cosa simile – continua – Poi il medico che mi dice: ‘speriamo che ci metta una mano il Signore, che mi dia la forza, sono stanco di vedere pazienti in queste condizioni e non saper cosa fare, perché anche la medicina ha dei limiti’. E io un tuffo al cuore”. “È diventato atroce vedere persone, anche giovani, aggredite dal coronavirus. È diventato difficile, dopo un anno, guardare tac di polmoni che praticamente non ci sono più” – conclude.
Ad oggi sono 374 le persone positive al covid a Jesi e quasi mille le persone in quarantena preventiva. Preoccupano anche i focolai scoppiati al Comune, dove risultano oltre 20 i dipendenti comunali positivi al tampone molecolare e alle case di riposo di Jesi e Maiolati Spontini. Il Comune, insieme ad altri 19 comuni dell’Anconetano sarà in zona arancione fino al 27 febbraio, salvo nuova ordinanza, e con le limitazioni previste a livello nazionale per la zona arancione è previsto in aggiunta la sospensione dell’attività scolastica in presenza per medie e superiori e il divieto di stazionamento in parchi e nei campi polivalenti.

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