La Ciip risponde alle polemiche: “L’acqua rimarrà pubblica”

Il direttore Celani: “La direzione tracciata è quella di un servizio migliore con dei costi contenuti”

La Sagra delle polemiche è finita, il Cda lavora sempre per dare un buon servizio e cercare di costruire e pensare qualcosa di nuovo e diverso – dichiara subito Giacinto Alati, presidente della Ciip – ogni mattina qui discutiamo con i tecnici quali possano essere le scelte migliori in rapporto alle nostre necessità. Abbiamo notato in giro un mare magnum di confusione in giro e chi gestisce denaro pubblico come noi è giusto che dia i giusti chiarimenti. Dopo il sisma – continua Alati – abbiamo avuto una serie infinita di preoccupazioni che ingegneri, tecnici e operai stanno gestendo in maniera ottima. Questo ci ha permesso di fornire il miglior servizio possibile ed è ingeneroso continuare a insistere su alcune piccole criticità rispetto al dramma che abbiamo vissuto.

L’azienda sta continuando a crescere – insiste il presidente della Ciip – e non possiamo fermarci a commentare le polemiche perchè i progetti da portare avanti sono tanti e importanti. Con gli utili riusciamo a fare investimenti necessari per cercare di abbassare ancora di più le tariffe e migliorare il servizio. Abbiamo appaltato la costruzione della condotta del Pescara per una spesa che alla fine sarà di 60-70 milioni di euro grazie anche all’intervento del Ministero delle Infrastrutture e stiamo lavorando all’infrastruttura per l’interconnessione che raccoglierà il flusso di tre province. Usciremo da una crisi che non abbiamo percepito nella sua effettiva gravità grazie al lavoro della Ciip e per questo non bisogna imbrattare il nome di una azienda che continua a ricevere grossi finanziamenti proprio per la grande credibilità che ha acquisito in questi anni.

Non vogliamo mettere in discussione il fatto che l’acqua debba essere pubblica – conclude Alati – e su questo spero di non dover ritornare; si tratta di informazioni non corrette e non opportune. Se a qualcuno non va giù il fatto che l’azienda vada cosi bene è ora che se ne faccia una ragione. Spendiamo ogni anno 3 milioni per l’abbancamento dei fanghi, e per questo credo sia giusto che un Cda debba provare di tutto per cercare di abbassare questi costi, non vogliamo fare le discariche, stiamo lavorando solo per ottimizzare le potenzialità della Ciip. Dobbiamo abbassare i toni e noi oggi abbiamo cercato di farlo”.

“Voglio togliermi un sassolino subito – esordisce il direttore Giovanni Celani – le critiche vanno bene ma nessuno ha mai parlato della privatizzazione dell’acqua. Non è scritto in nessun atto ufficiale e non ufficiale. Fino al 2047, data in cui la Ciip ha l’affidamento del servizio, l’acqua sarà pubblica. Noi abbiamo inviato una lettera ai sindaci in cui ribadiamo questo concetto e chiediamo insieme di festeggiare la ricorrenza del referendum del 2011. Siamo alla ricerca di nuove fonti economiche – conclude Celani – ma questo non vuol dire che l’acqua diventi privata o passi in secondo piano. La direzione tracciata è quella di un servizio migliore con dei costi contenuti”.

 

“Quest’anno abbiamo chiuso con minori ricavi – interviene il dott. Orsini della ragioneria della Ciip – perchè ci sono stati 400 mila mq di acqua in meno venduti ad utenze non domestiche a causa della questione Covid. Meno entrate e maggiori costi per la crisi idrica (energia elettrica, carburante e smaltimento fanghi) hanno portato un utile di 3 milioni e 900 mila rispetto ai 5 milioni e 300 mila previsti nel piano d’ambito. L’utile in un’azienda come la Ciip – continua Orsini – non è strumento di lucro ma viene utilizzato per ripagare gli investimenti dell’anno successivo e a pagare i debiti già contratti.

Qui alla Ciip siamo riusciti ad uscire dalla crisi e con una media di investimento di 65 euro annui ad abitante rispetto ai 44 euro annui della media nazionale, riuscendo a portare 52 milioni di finanziamenti a fondo perduto. La tariffa è in media con quella nazionale – conclude Orsini – con un 65% di costi operativi e un 35% di costi di investimento. Stiamo cercando di migliorare il ciclo per produrre meno fanghi e di conferirli in una discarica, come già previsto nel piano d’ambito dal 2016, per un abbattimento dei costi”.

“Abbiamo attraversato un tempesta perfetta nel 2016 – interviene l’ingegnere Ianni che si occupa del progetto dell’Interconnessione – tra il terremoto e la crisi idrica siamo passai da 1110 litri seconod a 321 litri secondo, un terzo della dotazione idrica pre sisma. Stiamo facendo ulteriori studi per fare nuove captazioni ma siamo in difficoltà perchè ci è stato vietato parlare con il Parco Nazionale e questo potrebbe causare conseguenze sulle captazioni a Foce di Montemonaco. Stiamo lavorando insieme a quattro Università per prelevare acqua da Gerosa e Tenna per metterle in rete e sopperire a quella mancanza endemica che arriva da Foce”.

“Dal 2020 stiamo assistendo a trend positivi dalla sorgenti di Pescara e Capodacqua – conclude l’ingegnere Tonelli – da marzo abbiamo ridotto al minimo gli impianti di soccorso ed è un mese e mezzo che Ascoli riceve l’acqua del Pescara”.

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