Il celebre fotografo ha presentato la sua trilogia letteraria e la propria importante vicenda familiare nel cuore dell’impero austro-ungarico
12 giugno 1916. Nel pieno della prima guerra mondiale Nazario Sauro da Capodistria ufficiale irredentista comanda l’equipaggio dello ‘Zeffiro’ all’impresa passata alla gloriosa storia militare italiana come ‘la beffa di Parenzo‘. Il blindatissimo porto austro-ungarico (da cui partivano gli idrovolanti, frecce avvelenate nel fianco della nostra Marina) violato! E, fatte prigioniere le sentinelle da quel pugno di eroi guidati da Nazario Sauro, venne recuperato il prezioso piroscafo ‘Timavo’ bloccato in mani austiache. “Il comandante del porto era mio nonno Luigi Francesco Giuseppe Zecchini, nato sotto l’impero ma di etnia italiana” racconta Arhos Agresti Happacher, grande fotografo trapiantato nel Fermano. Che un paio di domeniche fa ha presentato al teatro Le Logge di Montecosaro la sua trilogia letteraria: ‘Sotto il segno dell’Acquario’, ‘Petreus Ii.’ e ‘Protocollo Omega’. Tre libri con un vaticinio apocalittico: nel 2044 la fine del mondo. “Non lo scrivo certo per primo io -dichiara Athos- ma chi ha a cuore la scienza magari avanzando di 6 anni (2050) le lancette dell’ora zero”.
Torniamo tuttavia a Parenzo. Proprio nel momento in cui il ‘caccia’ comandato da Nazario Sauro, superati i campi minati del golfo triestino, piombava sul porto di Parenzo, “mio nonno, cuore di padre, pur in servizio aveva lasciato il posto per far visita alla moglie Eufemia e alla figlioletta appena nata: Evelina, mia madre! Si dovette all’intermediazione di mia nonna, Maria Guglielmina von Beck (cui mi lega la medesima fulva capigliatura) nobile ascoltata alla corte di Francesco Giuseppe, se mio nonno fosse ‘solo’ privato del comando del porto di Parenzo ed inviato ai confini dell’Impero in Albania”.


“Erano stati anni felici, gli ultimi della grandezza dell’Austria- Ungheria nel mito dell’imperatrice Sissi, quelli con gli Zecchini, i von Beck, gli Happacher e i Lacovic tutti imparentati tra loro”.
A Montecosaro si e’ trascorso -condotto dalla scrittrice prof.ssa Glenda Pagliariccio (letture del giovanissimo Carlo)- un bel pomeriggio con familiari ed amici venuti anche da Milano per festeggiare Athos gia’ direttore della fotografia di due importanti produzioni cinematografiche. Uno spaccato marchigiano, un riuscito trapianto senza nostalgia canaglia di una grande storia familiare intessuta con quella leggenda della Mitteleuropa e dell’eroismo italiano certo non spenti e vivi anzi nelle suggestive rievocazioni continue e nelle pagine dei libri e manuali di scuola.Â

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