Jesina: i perché di una crisi

Follia Jesina, over tagliati

ECCELLENZA – Analisi di una stagione, al momento, profondamente deludente

Il robusto intervento di Andrea Pieralisi nella Jesina fu giustamente presentato, lo scorso mese di Giugno, in “pompa magna”. Il suo nome non necessità di molte presentazioni, rampollo di una famiglia di imprenditori che, davvero dal nulla, hanno costruito una realtà imprenditoriale conosciuta in cinque Continenti. L’ingresso nel club leoncello, fondato 96 anni fa, a suo modo è stato un evento ed il manager non si fece pregare: “Dobbiamo riportare la Jesina ad una classifica più consona alla città, ovvero riportarla in Serie D per poi magari valutare un progetto più ampio ed importante”. Musica per le orecchie dei tifosi, specie per quelli più attempati, costretti a vivere degli splendidi ricordi degli anni ’70 ed ’80 con la grande ascesa, dalla Promozione alla C1. Loro l’entusiasmo ce l’hanno messo ma anziché veleggiare nei quartieri alti (dove si stanno giocando il campionato squadre con budget notevolmente inferiori) la squadra vivacchia in un anonimo ottavo posto, con gli stessi playoff a forte rischio. L’ultimo boccone amarissimo da ingoiare è stato l’1-3 subito dalla Maceratese, in un derby che ha messo a nudo gli evidenti limiti della squadra. Con 29 reti subite, solo a titolo di esempio, è una delle difese più battute dell’Eccellenza (peggio anche del Castelfidardo quart’ultimo), il ”problema” portiere è di drammatica evidenza e tralasciamo altri aspetti tecnici che si notano anche con il prosciutto sugli occhi. Riteniamo che di questa situazione il meno colpevole è proprio l’allenatore, la “bandiera” Marco Strappini che cerca di fare…di necessità virtù. Alla “governance” invece qualche responsabilità va fatalmente attribuita: il binomio Chiariotti-Amici sta deludendo le aspettative e non solo dal punto di vista tecnico ma forse il loro pedigree parla chiaro ed avrebbe meritato, da parte di Pieralisi, qualche profonda riflessione. Forse il manager si è fatto prendere dal sentimentalismo: lui stesso ha confessato di essersi riavvicinato alla Jesina guardando vecchie foto in bianco e nero degli anni ’70. Già ma doveva prendere in considerazione che allora i dirigenti erano probabilmente di ben altro livello.

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