La storica notte di Wembley e gli inglesi con un diavolo per… Capello

Italia pronta per la finalissima

Aneddoti e curiosità verso la finalissima

di Aldo Caporaletti

Domani sera si disputerà a Wembley, il tempio londinese del football, la finale degli Europei tra due grandi scuole calcistiche: Inghilterra e Italia. Gli inglesi proveranno ad aggiungere un altro importante trofeo all’unico, il Mondiale, sinora conquistato, non senza polemiche (leggi il “gol fantasma” del centravanti Hurst nel primo tempo supplentare), nello stesso stadio contro la Germania (finale, 4-2), nel lontano 1966. Ebbene Wembley rimase per lungo tempo inviolato per i colori azzurri, fino alla storica notte, sotto una pioggia incessante, del 14 novembre 1973, quando vi fu giocata la rivincita dell’amichevole del 14 giugno dello stesso anno, vinta dall’Italia al Comunale di Torino (2-0, con reti di Anastasi e Capello) – primo successo sull’Inghilterra – nell’ambito delle celebrazioni del 75° anniversario di fondazione della Figc.

Era l’Italia del C.t. “Uccio” Valcareggi, campione d’Europa 1968 e vice-campione del Mondo 1970 in Messico – battuta in finale dal Brasile di Pelè – che stava per concludere un ciclo con i Mondiali di Germania 1974, quelli del “calcio totale olandese”; l’Inghilterra, dopo il titolo mondiale 1966 era arrivata ai quarti (battuta dai tedeschi) a Messico 1970 ed era stata esclusa dai Mondiali 1974 dalla Polonia di Deyna. La sfida fu preceduta da vivaci polemiche, i giornali inglesi, prendendo a pretesto la presenza in campo del centravanti Chinaglia (figlio di emigrati, aveva lavorato a Cardiff), schierato per le sue doti fisiche al posto di Anastasi, definirono l’Italia: “squadra di camerieri”.

Fu un atteggiamento sbagliato, che pungolò l’orgoglio di “Long John”, risultato tra i migliori e determinante, come vedremo, nel gol della vittoria. Gli inglesi del C.t.. e del capitano del Mondiale, Ramsey e Moore, attaccarono per quasi tutta la partita (fanno fede i 19 angoli, contro 2) ma l’Italia si seppe difendere, con il portiere Zoff in ottima serata e il resto della retroguardia (Facchetti, Bellugi, Burgnich) attento. Gli uomini di Valcareggi non contrastarono gli avversari sul piano fisico, ma abbassarono il ritmo e quando le condizioni lo consentivano ripartivano. Su un alleggerimento della difesa, Capello (con Rivera e Benetti agiva sulla mediana) ricevette la palla a metà campo, portandola fino all’area inglese. Giunto al limite, la indirizzò sulla destra a Chinaglia che, liberatosi del controllore McFarland, la crossò al centro. Il portiere Shilton deviò la sfera a mani aperte verso Capello (l’interno con diligenza tattica aveva seguito l’azione), che di piatto la spinse in rete. Eravamo al 42′ della ripresa, l’Inghilterra non aveva più tempo per recuperare, gli azzurri avevano compiuto la storica impresa di violare il mitico Wembley, tempio dei “maestri del calcio”. Impresa che si ripetè 24 anni dopo, il 12 febbraio 1997, quando la Nazionale di Cesare Maldini battè gli inglesi in casa, per le qualificazioni ai Mondiali di Francia 1998, con una rete di Gianfranco Zola, allora stella del Chelsea. Facendo i conti, sono trascorsi altri 24 anni e l’Italia ritrova, proprio a Wembley domenica 11 luglio (giorno in cui gli Azzurri, nel 1982, vinsero il Mondiale in Spagna), l’Inghilterra nella finale continentale.

Dato che l’Italia è in vantaggio negli scontri diretti nello stadio inglese (2 vittorie, 3 pareggi, 1 sconfitta), gli avversari qualche preoccupazione statistica dovrebbero averla (come si dice: “non c’è due senza tre”). Ciò che invece gli sportivi italiani non vorrebbero avanzare, sono recriminazioni sullo svolgimento della partita, contro un team che manca trofei da oltre mezzo secolo. Nel ricordo, per i più maturi, del gol irregolare di Hurst nella finale mondiale 1966 (la palla battè sotto la traversa e tornò in campo) e delle recenti immagini del rigore regalato all’Inghilterra, nei tempi supplementari della semifinale con la Danimarca.

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