Le recenti dichiarazioni di Gabriele Gravina sulla natura “insostenibile” del calcio italiano hanno sollevato un polverone. A rispondere con durezza è Mario Russo, attuale Presidente della Palmese e già protagonista nelle Marche a Fano, che analizza il decennio di gestione federale e lancia un grido d’allarme per il futuro della Serie D e del calcio di provincia.
Il Presidente Gravina ha definito “un disastro” il fatto che l’Italia abbia tre serie professionistiche…
“Trovo singolare che questa analisi arrivi oggi, quasi come se fosse il commento di un osservatore esterno e non di chi ha avuto il timone del comando per oltre un decennio. Parliamo di una cronologia del potere ininterrotta: dal 2015 al 2018 alla guida della Lega Pro e dal 2018 a oggi alla Presidenza della FIGC. Se il sistema è ‘un disastro’, bisognerebbe chiedersi chi ha scritto le regole, chi ha avallato le iscrizioni e chi non ha attuato le riforme che annuncia ogni anno come un disco rotto”.
Il numero di 100 squadre professionistiche è davvero il problema principale?
“Il problema non sono i numeri, ma la qualità della gestione e dei controlli. Gravina cita il dato allarmante delle retrocesse dalla C che falliscono. Ma questo è il certificato di fallimento dei sistemi di vigilanza federale, non della piramide calcistica. Se una società fallisce dopo pochi mesi, significa che chi doveva controllare la solidità dei capitali e delle fideiussioni non lo ha fatto o lo ha fatto male. È troppo facile oggi invocare il ‘raffreddamento’ del turnover per nascondere le lacune di chi deve vigilare.”
Le società di serie D fanno tanti sacrifici…
“Una realtà che il ‘palazzo’ sembra ignorare. Con la recente Riforma dello Sport, noi società dilettantistiche siamo state caricate di oneri contrattuali, previdenziali e burocratici che ci rendono, nei fatti, dei semiprofessionisti nei costi. Eppure, siamo rimasti totalmente soli sul fronte dei ricavi e dei contributi. Stiamo tenendo in piedi la base del calcio italiano con capitali privati e passione, mentre ai vertici si collezionano fallimenti sportivi e mancate qualificazioni mondiali”.
Una proposta per ridurre le promozioni e le retrocessioni?
“Una manovra di protezionismo che uccide la meritocrazia. Vogliono blindare chi è già ‘dentro’ il sistema, creando un circolo chiuso che toglie speranza a piazze ambiziose o anche a semplici realtà o le cosidette favole di provincia. Il calcio deve essere merito, non una casta protetta da barriere d’ingresso. Chi investe chi programma e vince sul campo ha il diritto di sognare il professionismo senza trovare muri eretti per coprire le inefficienze altrui”.
Un messaggio ai colleghi Presidenti della Lega Nazionale Dilettanti…
“Dobbiamo svegliarci. Non possiamo restare indifferenti davanti a una visione che vuole ridimensionare i nostri sogni per salvare le poltrone di chi ha fallito. Invito tutti i Presidenti di Serie D a far sentire la propria voce: noi siamo la spina dorsale di questo sport. Il tempo dei proclami e delle riforme mai nate è scaduto. Il calcio italiano non ha bisogno di meno squadre, ha bisogno di una classe dirigente capace di passare finalmente dalle parole ai fatti. O, in alternativa, capace di fare un passo indietro”.
Appignanese
Ascoli Calcio
ASD Ginnastica Artistica Recanati
Associazione Tennis Macerata
Basket Fermo
Boca
Casette Verdini
Chiesanuova
Civitanovese
Cluentina
CSI Recanati
Fermana
Maceratese
Monteluponese
Montemilione
Osimana
Pantere Baseball
Recanatese
Sangiorgese
Sangiustese
Spartan Queens
TEC
Tolentino
Trodica
Vigor Castel Fidardo