In tanti per l’ultimo saluto al piccolo Matteo, il vescovo: “Ci incoraggia a vivere a pieno le nostre vite”

A San Benedetto del Tronto i funerali del piccolo Matteo, 11 anni, morto in vacanza a Rimini. Chiesa gremita.

Chiesa di Papa San Pio X gremita per i funerali dell’11enne

Di Fulvia De Santis

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono iniziati i funerali del piccolo Matteo, deceduto tragicamente a soli 11 anni in una piscina idromassaggio in un hotel nel riminese, mentre era in vancanza con la sua famiglia durante le vacanze pasquali. La celebrazione della messa esequiale si svolge nella chiesa di Papa San Pio X, nel quartiere Porto d’Ascoli di San Benedetto del Tronto. Il feretro è arrivato con largo anticipo, accolto da una chiesa gremita di persone.
In prima fila, nella chiesa di Papa San Pio X, oltre ai genitori del piccolo e i parenti sono presenti anche le istituzioni come la commissaria Rita Stentella e alcuni esponenti delle forze dell’ordine.

La messa è celebrata dal vescovo Gianpiero Palmieri che ha esordito dicendo: “Matteo è prezioso, Matteo ha vissuto tante cose: l’amore di tutti, ha vissuto l’amicizia, Matteo ha sperimentato la gioia e il dolore. Davanti a questo dolore chiediamo al Signore di darci la forza di andare avanti”.
Sulla bara, sono posizionate delle rose bianche e una cornice con la foto del piccolo Matteo. A lato del nartece sono stati posizionati, invece, dei palloncini bianchi e una cassetta per le forte: la raccolta fondi sarà devoluta a favore del reparto di Rianimazione dell’Ospedale Infermi di Rimini, dove il minore è stato ricoverato per diversi giorni.
Il Vescovo ha sottolineato che “La vita deve essere vissuta sempre e amata sempre e che neanche la morte ci deve piegare a non andare avanti”.
Sono tantissime le persone che stanno partecipando alla cerimonia con dolore, alcuni dei quali sono i compagnetti di classe di Matteo insieme agli insegnanti.

A San Benedetto del Tronto i funerali del piccolo Matteo, 11 anni, morto in vacanza a Rimini. Chiesa gremita.

Ma il momento più intenso della cerimonia è arrivato con la lettura della lettera della madre, affidata alla voce del catechista. Parole intime, che hanno attraversato l’assemblea come un sussurro spezzato. Nel suo racconto, Matteo prende forma non solo come figlio, ma come presenza viva: un bambino curioso, “un incendio” di domande e scoperte, capace di pensare cento cose alla volta, di sorprendere e aiutare gli altri con una naturalezza disarmante. Una vitalità che riempiva ogni spazio, ogni giorno.

Accanto al ritratto del figlio, emerge con forza l’amore della madre: un amore cercato, desiderato, costruito con intensità. Un legame totale, quasi geloso, segnato da una costante paura di perderlo, come se, in modo inspiegabile, il tempo insieme fosse percepito fin dall’inizio come fragile. E proprio questa consapevolezza attraversa la lettera come una ferita aperta: la sensazione che quel tempo sarebbe stato breve. Oggi, quelle parole assumono un peso ancora più grande, trasformandosi in memoria e testimonianza.

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