In attesa da Roma della Medaglia d’Oro, Valdiola ricorda le vittime del nazifascismo

Alla cerimonia presenti la sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei; il presidente provinciale Anpi, Francesco Rocchetti e Donella Bellarbarba (sezione ‘cap. Salvatore Valerio’).
Cerimonia ‘falcidiata’ dal Covid

di Maurizio Verdenelli

La prima volta, dopo la medaglia d’oro al valor civile concesso a fine aprile dal Presidente Mattarella per l’eccezionale sostegno dato alla Resistenza. La prima volta di San Severino Marche che ieri, come ogni anno dalla Liberazione (nell’area del San Vicino nei primi giorni di luglio) ha ricordato la battaglia di Valdiola, il 24 marzo 1944.

Il piu’ importante scontro armato che la Resistenza marchigiana anniveri. Duemila tedeschi della Brandeburg con i miliziani fascisti da una parte; il battaglione del comandante Mario e il gruppo Roti dall’altra. Una battaglia sanguinosa con efferatezza crudelissime sui prigionieri perpetratate dagli occupanti cui fece seguito, ad aprile, la strage di casa Falistocco durante un rastrellamento. “Non e’ forse un caso – comunque un caso felice e per questo ci e’ cara ancora di piu’ – che la notizia della concessione della Medaglia d’oro sia pervenuta all’amministrazione comunale settempedana a fine aprile” dice Francesco Rocchetti, segretario provinciale Anpi.

Primo Boarelli

Mai come in quest’occasione, in spirito, a dieci anni esatti dalla morte, e’ stato con noi presente a questa manifestazione uno dei grandi liberatori del San Vicino, Primo Boarelli, matelicese, al cui nome e’ intitolato un premio per la ricerca della storia contemporanea. E per il quale abbiamo chiesto al comune di Macerata l’intitolazione di una via di altro spazio pubblico. Primo voleva che la Resistenza fosse sempre ‘vivente’ e comunicata ai giovani e che le nuove generazioni successive alla guerra entrassero in Anpi. Io sono uno di questi”.
‘Fisicamente’ la medaglia d’oro non e’ ancora pervenuta negli uffici comunali (il palazzo e’ in restauro post sisma) ma e’ stato suggestivo ricordare l’ambito riconoscimento sotto la modesta stele, recante tutti i nomi dei partigiani uccisi (pure stranieri, slavi e caso unico, di colore) nella battaglia con al centro il ponte. Assente, causa Covid, il rappresentante indicato all’arcidiocesi, la ‘benedizione’ e’ stata completamente laica.

Il cippo che ricorda i partigiani caduti

A cura della sindaco Rosa Piermattei -che in primavera ha presieduto la commemorazione provinciale Anpi tenuta a San Severino Marche- con a fianco lo stesso Rocchetti e Donella Bellabarba, presidente della sezione settempedana Anpi ‘cap. Salvatore Valerio M.O’. Donella si e’ molto battuta per l’assegnazione della Medaglia d’oro alla citta’ di San Severino, ricostruendo i tanti episodi di valore e la forte coscienza antifascista della popolazione del capoluogo e dell’intero territorio, di cui si sono occupati il libro inchiesta di Matteo Petracci e su Rai3, Paolo Mieli. Una vicenda centrale, quella settempedana, della Resistenza nelle Marche ed in Italia. Non solo -basterebbe!- per la battaglia di Valdiola ma anche per il rilevante ‘capitolo’ legato a Gaglianvecchio dove opero’ Enrico Mattei salvato piu’ volte dai rastrellamenti nazifascisti dai suoi amici Severino e Domenico (‘Minicu’) Dari Mattiacci. E quando sarebbe stata importante la vita del fondatore dell’Eni l’abbiamo imparato a conoscere sin dal 27 ottobre 62 -giorno della morte per mano di ignoti mandanti- e pure in questi giorni travagliati, tragici di una guerra appena distante dalle coste adriatiche.

Francesco Rocchetti (a dx) con il giornalista Maurizio Verdenelli
Il ponte al centro della battaglia di Valdiola (foto CARLETTI)
Il sacrario del fatto d’arme al centro della Lotta partigiana in terra settempedana

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