Ilaria Masi si racconta: “Vent’anni fa il mio ultimo intervento al cuore, la palestra? Mi ha salvato la vita”

“Sulla pelle ho il tatuaggio più bello, mai arrendersi perché l’animo umano è più forte di qualsiasi altra cosa”

di Marica Massaccesi

“A sei mesi mi salvarono la vita con un intervento d’urgenza al cuore. Iniziò in quel momento la mia nuova e vera vita. Passavano gli anni e tutto era così bello. Forse troppo. Io iniziavo ad essere affaticata. Il cuore era sofferente ed io con lui”. Ilaria Masi, classe ’90, è una dolcissima ragazza di Ancona nata con un grave vizio cardiaco che rischiava di bruciare subito il suo sorriso: la tetralogia di fallot. Ora Ilaria è una donna, ha 31 anni, e racconta col sorriso e con tanta forza d’animo quegli anni bui della sua vita che l’hanno portata a subire due delicati interventi al cuore a distanza di dodici anni l’uno dall’altro.

Ilaria, già da piccolina la vita ti ha messo a dura prova?

“A sei mesi dalla nascita ho avuto uno scompenso cardiaco a seguito della crescita di due denti. Mi hanno portato d’urgenza da Ancona a Roma per sottopormi a una delicata operazione chirurgica seguita dal Prof. Marcelletti”.

Poi nel 2002, il secondo intervento al cuore?

“Sì, sono passati vent’anni da quell’ultimo intervento. Era il 1° luglio 2002 quando mi hanno operato al cuore per la seconda volta. Con la cardiopatia, anche se comunque guarita, avrei dovuto sottopormi a un altro intervento dopo dieci anni da quell’intervento”.

E invece?

“La settimana scorsa sono andata a fare un controllo e ho sussurrato a mia madre che sarei stata pronta a tutto. A 31 anni ho ancora più paura di prima di sottopormi a un intervento ma al controllo il dottore mi ha detto che se continua così non avrò più bisogno di niente. Sono quasi un caso raro”.

Che ricordi ha dell’intervento di vent’anni fa?

“Ho ancora un ricordo freschissimo. A marzo del 2002 avevo fatto un esame all’ospedale di Palermo per vedere lo stato del mio cuore. Mi sarei dovuta sottoporre subito a un’operazione ma in quel momento ho rifiutato perché volevo tornare a casa. Tra una fatica e l’altra sono arrivata a fine giugno. Quando sono partita ero consapevole di quello che sarebbe potuto succedere. Arrivata a Palermo mi dissero che la data dell’operazione sarebbe stata il 1° luglio”.

Al suo fianco c’è sempre stato il cardiochirurgo Carlo Marcelletti..

“Mi ricordo ancora il prof. Carlo Marcelletti. Quando arrivò, io mi trovavo nel corridoio dell’ospedale. Mi fermò e mi disse: guarda Ilaria domani ti operiamo. Ero andata in panico, avevo tanta paura. Avevo solo 12 anni”.

Quale momento è stato il più significativo?

“Quando ero in terapia intensiva un’infermiera mi ha detto: ‘Ilaria! Svegliati! È tutto finito. Ce l’hai fatta!’ È stato il giorno più bello della mia vita”.

Sulla tua pelle c’è il segno della rinascita. Che valore ha quella cicatrice?

“Non avevo messo in conto che quella cicatrice sarebbe stata oggetto della cattiveria delle persone. Quante lacrime. Fino a quando un giorno allo specchio mi sono immaginata senza quel segno sul petto come potevo essere. Senza quello non sarei stata più la stessa. Non sarei stata io, Ilaria. Quella che ha lottato con unghie e denti per vivere. Porto sulla mia pelle il tatuaggio più bello, perché senza quella cicatrice non sarei qui a raccontare di quanto bella possa essere la vita. È diventato il mio punto di forza, da mostrare con grande orgoglio”.

Cosa l’ha salvata?

“La palestra mi ha salvato la vita. Prima di operarmi al cuore non avevo mai fatto una corsa. Poco dopo l’ultimo intervento ho iniziato a correre. E ora vado in palestra tutti i giorni. Mi fa sentire bene tenermi sempre in allenamento”.

Quali consigli rivolgi a chi sta attraversando momenti simili?

“Non bisogna mai arrendersi. L’animo umano è più forte di qualsiasi altra cosa”.

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