Il Sasso Genga si coccola Ominetti

Giorgio Ominetti, preparatore del Sasso Genga

ECCELLENZA – Il preparatore atletico parla a 360° della sua esperienza

di Claudio Comirato

Come calciatore è cresciuto nel settore giovanile del Sassoferrato poi ad un certo punto ha deciso di appendere le scarpette al chiodo, si è laureato in scienze motorie ad Urbino e a distanza di anni è stato richiamato dal Sassoferrato Genga. Protagonista dell’intera vicenda Giorgio Ominetti attuale preparatore atletico proprio del Sassoferrato Genga: “Ho iniziato a giocare a calcio proprio da queste parti poi ad un certo punto ho deciso di smettere per motivi di studio. Una volta laureato sono stato due anni nel settore giovanile del Settempeda poi la scorsa estate è arrivata la chiamata del Sassoferrato e sono tornato a casa. Sono contento della scelta fatta anche per il fatto che oltre al settore giovanile con l’arrivo di mister Sergio Spuri mi è stata affidata anche la prima squadra sempre per quello che riguarda la componente atletica”.

A proposito di prima squadra, che sensazioni avverte a vedere dall’esterno la formazione di mister Spuri all’opera dopo averci lavorato durante la settimana: “Il modo di lavorare almeno per quello che riguarda la componente fisica è cambiato. In queste settimane si è lavorato parecchio, ho avuto piena disponibilità da parte dell’intera rosa anche se preferisco che il mio lavoro venga giudicato da terze persone e non dal sottoscritto. Le sensazioni sono buone, speriamo di fare un finale di stagione importante sia per quello che riguarda i risultati ma anche per la tenuta fisica”. Quanto è difficile invece lavorare con il settore giovanile: “Tutto dipende dall’età dei tesserati. Ad esempio nei primi calci e nei pulcini si cerca di portare avanti un programma propedeutico con psicomotricità cercando di far giocare e divertire i bambini spiegando a loro anche certi esercizi. Ad inizio preparazione proprio con i più piccoli abbiamo fatto delle giornate sensoriali con i bambini che hanno camminato a piedi nudi, sulle punte e sui talloni proprio per sviluppare attraverso il gioco certi concetti fondamentali per l’attività fisica”.

Quando secondo lei cambia il metodo di lavoro? “L’evoluzione dell’aspetto fisico avviene nel momento in cui c’è il passaggio tra la categoria esordienti e giovanissimi. Cambia il modo di stare in campo, chi gioca deve pensare anche al risultato cosi come le partite iniziano a durare anche 90 minuti. Solo a questo livello si inizia a curare la componente fisica e si entra se pur in punta di piedi in quella che viene definita la preparazione estiva con i successivi richiami”. Come preparatore atletico durante una partita di calcio cosa nota per prima cosa in mezzo al campo? “Se ai bambini vengono spiegate le cose strada facendo, il lavoro svolto durante gli allenamenti darà i suoi frutti. Molti calciatori ad esempio non sanno correre, altri hanno dei vizi di postura piuttosto evidenti che portano il fisico ad assumere delle posizione sbagliate. Alcuni non riescono nemmeno a comprendere quanto sia importante dare la giusta spinta con l’intera superficie del piede anche per il fatto che nessuno a suo tempo gli ha spiegato certi concetti. Per questo motivo è fondamentale lavorare nel migliore dei modi a partire proprio dai primi calci”.

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