Il ricordo di Gianni Mura

di Aldo Caporaletti

Se n’è andato sabato a 74 anni a Senigallia, nelle Marche che amava e dove aveva tanti
amici, Gianni Mura, storica firma de “la Repubblica”, su cui ha scritto di calcio, ciclismo,
gastronomia per 40 anni. Era stato a Macerata nell’ottobre scorso, ospite del festival Overtime
introdotto dall’amico ex-parlamentare, Valerio Calzolaio, alla presentazione del documentario di Carotenuto per il centenario della nascita di Gianni Brera.

Mura era considerato l’erede del “sommo cantore” del calcio italiano, con cui aveva lavorato al quotidiano di Scalfari. Alla morte di Brera, nel 1992, Gianni Mura dettò al giornale, al telefono da Malta dove era al seguito della Nazionale di calcio, un pezzo memorabile. Come quello dettato a braccio, lo scorso agosto, alla scomparsa del campione di ciclismo Felice Gimondi.

Mura, milanese, aveva iniziato la carriera negli Anni ’60 a “La Gazzetta dello Sport”, diretta da un altro grande maestro del giornalismo, Gualtiero Zanetti. Il primo pezzo, come amava raccontare l’autore, gli fu stracciato perchè – parole del direttore – non era accessibile ai “muratori della Bovisa”. Dopo esperienze in altri quotidiani, Mura approdò a “la Repubblica” nel 1979 e negli Anni ’80, ispirato dal capo-redattore dello Sport, Mario Sconcerti, avviò la rubrica domenicale: “Sette giorni di cattivi pensieri” portata avanti fino alla morte.

Su “il Venerdì di Repubblica”, curava con la moglie, Paola, “Mangia & Bevi”, rubrica di eno-gastronomia, passione condivisa con Gianni Brera. Mura è stato un affascinante narratore di ciclismo, ancor più che di calcio, seguiva da trent’anni anni il Tour de France. Cantò le imprese di Pantani, a cui aveva dato un soprannome; alla morte del campione, nel 2004, scrisse: “Il Pantadattilo ha chiuso le ali”. Mura ha raccolto le sue “storie e strade dei Tour” nel libro “La fiamma rossa” (2012), in cui ritroviamo le atmosfere dei racconti di viaggio di Mario Soldati e delle canzoni di Paolo Conte.

Si diceva delle amicizie marchigiane di Gianni Mura, tra cui quella con Stefano Giustozzi,
ex vice-sindaco di Morrovalle, con cui l’abbiamo ricordato stamane, al telefono. Giustozzi, che aveva raggiunto Mura durante la convalescenza a Senigallia, era commosso e non se la sentiva di parlare. Tuttavia, ha rimarcato la vasta cultura di Gianni Mura che spaziava dallo sport, alla musica, al teatro, alla letteratura (per cui ha ricevuto premi). Temi che egli amava confrontare nelle piazze, lontano dai salotti televisivi. “Gianni – ricorda Giustozzi – era in grado di recitare a memoria formazioni di squadre di calcio, così come versi di lunghe e impegnative poesie”.

C’era un’altra consuetudine di Mura, che Stefano riferisce: le serate a cena con gli amici, che si concludevano con le gare di memoria. Si trattava di associare a una lettera dell’alfabeto nomi di sportivi, cantanti, scrittori. Naturalmente, Mura con la sua capacità di ricordare “stracciava” tutti i commensali. Alla morte di Gianni Brera, si sapeva che il suo erede, per stile e contenuti, sarebbe stato Mura (che portava lo stesso nome). Gli sportivi ricordano quella straordinaria coppia, inviata de “la Repubblica” ai Mondiali di Spagna del 1982, vinti dagli azzurri di Bearzot.

Oggi sappiamo che sarà molto difficile trovare un erede a Gianni Mura. Nel suo ricordo, chiudiamo come lui aveva aperto il pezzo commemorativo alla scomparsa del “maestro” Brera: “Che ti sia lieve la terra, Gianni!”.

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