Il grido d’allarme dell’Osimana: “La Federazione deve intervenire, così non si può partire”

Antonio Campanelli, patron Osimana

Lo sfogo del presidente Campanelli dopo la positività di un suo calciatore

Dobbiamo attuare un protocollo simile a quello dei Professionisti e la Federazione deve intervenire per mettere a disposizione risorse al fine di intensificare i controlli e aiutarci in questa situazione”. E’ il presidente dell’Osimana Antonio Campanelli a lanciare il grido d’allarme dopo la notizia di ieri della positività di un suo calciatore: “Ci sono una trentina di persone in quarantena per 15 giorni adesso quindi il danno è doppio: per la parte sportiva dobbiamo fermare la preparazione e per la parte del lavoro queste persone non possono lavorare. Credo che si capisce da soli che in questa maniera non si può andare avanti – dice il numero uno dell’Osimana – In queste condizioni non credo valga la pena nemmeno iniziare perché non si può mettere a rischio il posto di lavoro per giocare a calcio. Vanno trovate soluzioni alternative e immediate da parte della Federazione”.

Lo stadio Diana di Osimo

Si è fatto vivo qualcuno dopo il caso di ieri? “No, nessuno. La Federazione non accetta il dialogo, decide solamente. Aspettiamo loro comunicazioni e poi faremo le opportune valutazioni: di sicuro questo protocollo così non può essere rispettato. Dobbiamo essere trattati come professionisti in questo caso altrimenti per il calcio dilettantistico sarà impossibile giocare. I tamponi vanno fatti ogni 15 giorni ed eventualmente si devono fermare solo i positivi”.

Il presidente dell’Osimana, giustamente, lancia un grido di allarme: “Purtroppo siamo stati i primi a trovarci in questa situazione ma ovviamente poteva capitarci chiunque. Siamo stati bravi e fortunati a tamponare subito la cosa perché Castorina ha detto subito di non stare bene con febbre a 37,8. Adesso aspettiamo gli esiti dei tamponi a tutti i giocatori e staff e ci auguriamo il meglio. Anche noi dirigenti andremo a fare i tamponi. Qui dobbiamo pensare a due grandi problemi: quello del lavoro che non si può fermare per il calcio e quello del calcio che non può avere questi ostacoli. Urgono interventi immediati e volti a risolvere questi problemi perché ripeto non ci possiamo permettere nessuno di stare a casa 15 giorni”.

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