Il Consorzio agrario diverrà centro commerciale, ex sindaca Montali elenca i motivi del suo disaccordo e le possibili soluzioni

Daniela Montali già sindaca di Chiaravalle dal 2003 al 2012

di Gianluca Fenucci

Fa discutere la destinazione d’uso degli spazi occupati dal Consorzio Agrario di Chiaravalle che ospiteranno un centro commerciale e appartamenti. «La questione è essenziale per la città – dice l’ex sindaca Daniela Montali – ci sono considerazioni da fare: che tipo di città e che tipo di centro storico vogliamo e poi avere ben presenti i contributi di studi professionali che possano orientare la riflessione e la decisione». La Montali ritiene che bisogna rendere più attrattivo il centro storico e si debba alleggerire il traffico.

«Va sostenuta la rete del piccolo commercio e delle piccole attività artigianali – dice la Montali – vanno arricchiti gli spazi di socializzazione; va incentivata la residenzialità. Un centro storico vuoto di residenti e di tessuto commerciale distribuito avrà sempre vita grama e un destino di degrado progressivo.

Riguardo la questione al momento in discussione. Esiste uno studio riguardo l’esigenza di ulteriori centri commerciali a Chiaravalle? E, nel caso, è stata individuata l’area con maggiori esigenze di una presenza di un supermercato? Non ne sento parlare, ne deduco che non ci sia. Mancherebbe un tassello importante per una valutazione di merito. Esiste uno studio aggiornato sulla questione viabilità? Secondo una valutazione profana e sicuramente semplicistica, non sembra che il centro urbano nel suo complesso e l’area più direttamente interessata nello specifico possano supportare il traffico generato da clienti, fornitori, dipendenti».

La ex sindaca di Chiaravalle suggerisce alcune soluzioni. «Nel rispetto delle indicazioni urbanistiche in essere si potrebbe destinare questa area a vari interventi di interesse per la città e senza minimamente aumentare le volumetrie attualmente utilizzate dal consorzio: una sede più appropriata per la Fondazione Chiaravalle Montessori che significherebbe un rilancio della Fondazione stessa e potrebbe essere un volano sul piano economico oltre che su quello culturale; uno spazio per attività sportive che permetterebbe una migliore risposta alle esigenze dei tanti che fanno sport a cominciare dai più giovani; ambienti di tipo ricreativo per chi poco interessato agli sport ha però bisogno di luoghi di ritrovo per altri hobby, tipo giochi da tavolo, di ruolo, scacchi o semplicemente di un posto per ritrovarsi con gli amici; spazi per attività di commercio al minuto e per la ristorazione; volumetrie destinate a unità abitative di edilizia convenzionata e/o popolare una residenza per anziani vista l’insufficienza di quella esistente una sala per congressi/convegni di cui la città è sprovvista mantenere l’area verde, essenziale in un centro abitato che punti alla qualità della vita magari anche attrezzato con panchine che sono luoghi di socializzazione importanti e che, recentemente, sono state demonizzate e rimosse. Ovviamente tutto ciò, ma ci potrebbe essere anche altro, richiede una sinergia pubblico/privato che va ricercata con determinazione. Capisco l’obiezione principale che possa venirne: e il privato? E i suoi diritti? Visto che siamo in un regime di libero mercato il valore di un’area è quella che il mercato decide nel rispetto dei vincoli urbanistici. Niente autorizza il privato – sostiene Daniela Montali – a pretendere la realizzazione di un centro commerciale che sicuramente sarebbe più remunerativo; ma interesse della pubblica amministrazione è cercare soluzioni di pubblica utilità non favorire la speculazione. Si dirà che in cambio di “concessioni” il privato si impegna a garantire un ritorno di pubblica utilità. Nel caso in questione non sembra esserci neppure questo: il parcheggio che si dice a destinazione pubblica in realtà è a parziale uso pubblico ma di interesse soprattutto per l’insediamento commerciale; in quanto all’intervento sulla torre dell’acquedotto sembra proprio un intervento di “facciata”».

E per chiudere la ex sindaca di Chiaravalle formula due domande formalmente tecniche ma non solo. «Perché non rendere pubblico il parere della Sovrintendenza? In quanto area classificata Zona E e in centro storico dovrebbe essere già stato acquisito. Il Consorzio svolgeva anche commercio di carburanti per le attività agricole e quindi la domanda spontanea è: come e chi provvede alla bonifica che, almeno per una parte dell’area, sarà senz’altro necessaria?».

redazione
Author: redazione

Potrebbe interessarti anche

                       

Articoli correlati

                       

Dalla home
VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO?

Iscriviti al nostro
canale telegram

Autore

I Più LETTI
DELLA SETTIMANA

I Più condivisi
DELLA SETTIMANA

 

Ultime NEWS