Il calcio che anima la passione

Torna la rubrica “Il volo del Condor”

Se c’è una cosa che dà noia, è l’ipocrisia dei giornalisti e dei commentatori sportivi, i quali appena finito il campionato iniziano a parlare di calciomercato e di “fenomeni” che dovrebbero arrivare. Calcio inglese, ebbene, alla fine della Premiere League viene sempre stilata una classifica dei “giocatori flop”, ovvero quei calciatori che hanno avuto un rendimento assolutamente deludente rispetto le aspettative. Ovviamente c’è Paul Pogba del Manchester United, che per la carta stampata italiana è invece un fenomeno assoluto, che merita tutte le attenzioni ed il rispetto. La verità è che è un buon giocatore ma niente di più. E’ tutt’altro che un campione e la sua permanenza nel campionato inglese ha confermato di possedere doti tecniche importanti ma anche che è un giocatore indolente, lentissimo, apatico ed avulso dal modo di giocare dei suoi compagni, che peraltro in quel tipo di campionato ed in particolare in certe squadre, ogni partita danno l’anima ed il cuore dal primo all’ultimo minuto.

Se avete avuto modo di vedere alcune partite del Manchester United, vi sarete accorti che molte volte dopo 15 minuti il suo nome non viene mai pronunciato il che, fa pensare che giochino in 10. Tutti corrono e lui cammina, compiacendosi con un tacco o una veronica inutile ma gli allenatori, i compagni di squadra ed il pubblico dopo un po’ decidono di ignorarlo e contestarlo senza remore. Il dramma è stato che il Manchester United lo ha pagato una cifra spropositata e poi, accorgendosi con il tempo, del suo insulso rendimento, ha dovuto affrontare un problema enorme, ossia come disfarsene. Josè Morinho, come qualsiasi altro allenatore di una squadra di Premiere League, lo avrebbe lasciato perennemente in panchina ma poi il suo valore sarebbe precipitato ed il bilancio della società anche; così Josè se ne è andato.

Certo che Pogba vorrebbe tornare in Italia, in un campionato dove si gioca un calcio lentissimo e scadente dal punto di vista tecnico, ma dove troverebbe sempre la stampa comunque e sempre “amica”, a prescindere dal rendimento. Il CT della Nazionale è invece encomiabile, perché fino ad ora, è sempre stato più che cortese con i soliti giornalisti che gli chiedono, in ogni occasione di Balotelli  in Nazionale. Parliamoci chiaro, Mancini conosce bene il soggetto ed è consapevole della mediocrità del calciatore, con un rendimento da incubo e con nessuna capacità di comunicazione ed empatia con i colleghi. Infatti gioca in uno dei campionati meno attraenti in Europa e lo fa peraltro con fatica, perché le squadre dove milita, appena possono se ne sbarazzano. Ma tant’è che ogni volta gli pongono sempre la stessa domanda.

Diciamo la verità su un altro caso “caldo”, ovvero Francesco Totti e la Roma. Ho sentito la sua conferenza stampa, per certi versi divertente e interessante , tuttavia ciò che è emerso è un concetto che lo ha condotto per tutta la sua carriera, essere considerato il Re di Roma. Giocatore straordinario, senza dubbio, ma che non ha avuto mai il coraggio di confrontarsi con altre realtà di rilievo. Avrebbe potuto giocare con il Real Madrid, il Barcellona, il Bayern Monaco e squadre inglesi, vincendo ogni competizione possibile ed immaginabile ma ha preferito evitare il confronto con tanti altri campioni come lui e rimanere  invece, l’intoccabile della Roma. Ora dopo un anno da dirigente e l’addio recente, rivendica il diritto divino di essere un dirigente di rilievo nella società, non comprendendo che oggi le squadre di calcio, sono multinazionali gestite da manager, che hanno una diversa e più ampia concezione, preparazione e visione del calcio. E’ triste ma le “bandiere” sono in fase di estinzione.

Il calcio poi è davvero strano e mi riferisco a quanto detto sopra. Pensate che il Chelsea ha avuto per un anno due diversi allenatori italiani, i quali hanno fatto non bene ma benissimo, perché Conte ha vinto il campionato, Sarri l’Europa League, arrivando terzo in Premiere e raggiungendo la Champions. E allora? Entrambi esautorati a prescindere dai risultati.

Un’ultima cosa, smettetela di ripetere che ci vogliono rose ampie perché ci sono diverse competizioni da affrontare e serve continuità di rendimento. In primo luogo, se un ragazzo di 25 anni non riesce fisicamente a giocare 3 partite a settimana dovrebbe cambiare sport. Un esempio? Sapete quante partite si giocano all’anno in Nba? Ben 82 e le distanze da una città all’altra dell’America sono quello che sono. Inoltre se guardate le formazioni delle grandi squadre, a meno che non ci siano infortuni,  7-8 undicesimi sono sempre gli stessi. Ci sono giocatori che pretendono di giocare sempre (Ronaldo, Messi, Sergio Ramos, Mbappè, Suarez).

Qualcuno poi mi deve spiegare per quale ragione nel calcio moderno, i giocatori offensivi di fascia, arrivano con un’azione veloce in fondo al campo ma poi, invece di fare il cross subito, il che indubbiamente agevolerebbe l’attaccante che si trova in corsa e verso la porta, si fermano e ricominciano l’azione. Risultato, l’attaccante si ferma, il difensore prende posizione e quando dopo 10 minuti di giro palla arriva il traversone, quest’ultimo partendo da fermi può ostacolarlo fisicamente spostandolo anche di poco ma in maniera tale da impedendogli di arrivare sulla palla.

La verità è che non solo il calcio ma anche altri sport privilegiano la fisicità, per cui, se non sei davvero un fenomeno, a meno che non sia altro almeno 1,87, sei escluso. Risultato, lo spettacolo è scadente e noioso.

Il Condor

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Author: redazione

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