I ragazzi del servizio civile salutano la Croce Gialla di Chiaravalle

I racconti delle esperienze di un anno di volontariato

Anche quest’anno si conclude, in questo periodo, l’esperienza delle ragazze e dei ragazzi che hanno scelto, per un anno, di impegnarsi nel Servizio Civile Universale presso la Croce Gialla di Chiaravalle.

Il contributo dato da questi ragazzi alla Croce Gialla è stato, a dir poco eccezionale, sia dal punto di vista professionale (qualitativo e quantitativo) ma soprattutto dal punto di vista umano. Tutto questo nell’anno in cui la Croce Gialla e tutti i suoi operatori, sono stati messi a dura prova da questa maledetta pandemia che ha cambiato il modo di lavorare sì, ma soprattutto ha cambiato il modo di stare insieme e di condividere i momenti di comunità ed amicizia che erano la prerogativa vincente dell’associazione, da sempre.
Questi giovani, dopo un primo momento di paura e titubanza dal dover operare in presenza di un nemico invisibile e pericoloso, hanno dato tutti piena disponibilità per ogni tipo di servizio a loro richiesto, dimostrando sempre determinazione, rispetto delle regole, puntualità, correttezza, educazione ma soprattutto operando sempre con un cuore grande.

 

Alla fine dell’esperienza la Croce Gialla ha chiesto loro di rispondere, in forma anonima, ad alcune domande per capire quanto il Servizio Civile svolto ha confermato le loro aspettative. E loro non si sono smentiti, hanno risposto con entusiasmo, puntualità intelligenza, dimostrando di aver “vissuto” l’Associazione con tutto loro stessi e non in maniera superficiale e distaccata. Ecco alcune risposte. “Questo anno di Servizio Civile ha allargato la mia visione sul mondo del volontariato – racconta il primo ragazzo – mi ha fatto scoprire la realtà sanitaria che poco conoscevo e ha confermato veritiera la mia idea che ‘il servizio è dove chiama’ cioè dove c’è bisogno di dare una mano e indipendentemente da tutto, ci si rimbocca le maniche e ci si mette a disposizione. E’ stato molto interessante imparare a convivere in un ambiente così variegato sia sotto il punto di vista dell’età, sia dal punto di vista caratteriale e nelle modalità di approcci, alle diverse situazioni affrontate; trovarsi quotidianamente in situazioni delicate in cui era necessario usare la massima cura, empatia e comprensione, svolgendo allo stesso tempo l’attività in sicurezza, gestendo la responsabilità affidataci non è possibile scegliere un momento più bello”.

“Porto nel cuore davvero tantissimi ricordi di momenti emozionanti e viaggi stupendi spesso – racconta una ragazza – mi sono sorpresa con grande tenerezza a scoprire le storie della vita dei pazienti trasportati: le esperienze peggiori le ho vissute quando venivo mandata a prendere un paziente solo nella vita e a portarlo in ‘luogo sconosciuto’ di un reparto che nemmeno i dipendenti della struttura sapevano indicarmi. Ma le persone si rendono conto dell’impegno che noi mettiamo nell’aiutarli e a fine servizio ti mostrano la loro gratitudine, che per me personalmente è la cosa che conta di più perché mi fa capire che ho svolto bene il mio dovere”.

 

A seguire un altro spunto di riflessione: “Mi sono trovato a riaccompagnare a casa un paziente appena dimesso da un reparto covid. Quel viaggio l’ho vissuto al 99% solo dal mio punto di vista; pensavo solo a non sbagliarmi con l’uso dei DPI e con le varie procedure che ci avevano insegnato; sembra brutto dirlo ma avevo solo paura di farmi ‘infettare’. Non mi rendevo conto della situazione che il paziente stava vivendo in quello stesso momento; era stato chiuso per chissà quanto in quel reparto, aveva lasciato tutto e non sapeva se sarebbe tornato. Tutto questo l’ho capito alla fine, quando, una volta arrivati a casa sua, c’erano ad aspettarlo la moglie ed il figlio che aveva più o meno la mia età. Loro si sono commossi e sono scoppiati a piangere e in quel momento ho capito che quello che stavamo facendo era qualcosa di veramente bello.
Le principali esperienze positive non riguardano occasioni o viaggi particolari che mi sono capitati, piuttosto si riferiscono ai rapporti costruiti con i volontari, dipendenti, gli altri del Servizio Civile e i pazienti trasportati che nel corso di questo anno ho conosciuto. L’unione di questi fattori ha fatto bene alla mia crescita personale, non solo nei rapporti umani, ma anche in riferimento alle competenze acquisite”.

Riflessione anche nelle parole di un altro ragazzo: “L’esperienza più brutta di questo servizio civile è stata vedere una paziente affetta da tumore in poche settimane peggiorare e infine spegnersi, mi è dispiaciuto molto ma mi hanno fatto pensare e rimettere in ordine le mie priorità. Le esperienze positive sono quelle relative alle relazioni umane, non solo con gli altri volontari con i quali ho instaurato un bel rapporto ma anche con i pazienti, ho imparato a conoscere e rispettare la fragilità di ognuno di noi partecipando al volantinaggio porta a porta mi sono resa conto di quanto questa associazione sia ben voluta dalla città e ho capito l’importanza del servizio che svolgiamo. Se gli impegni universitari me lo permetteranno rimarrò volentieri a disposizione dell’associazione perché sicuramente, fare qualche viaggio, mi mancherà”.

error: Contenuto protetto !!