Giuliana e l’arte della rilegatura a mano: “Da settant’anni con passione e follia”

Non una scoperta innovativa ma una bellezza antica che resta nel cuore di Fermo

di Marco Berré

Un’attività storica artigianale, una bottega aperta da più di settanta anni e punto cardine in una via del centro a Fermo, più precisamente in corso Cavour. Parliamo de La Legatoria. A gestire questo negozio è Giuliana Sestili che, con dovizia e tanta passione, porta avanti un’arte secolare, in un’era dove non è facile sopravvivere, sia perché questo settore è molto di nicchia, sia perché il digitale sta prendendo piede a scapito del cartaceo. A spiegarci i “segreti del mestiere”, è proprio l’esercente fermana Giuliana Sestili.

Innanzitutto spiegaci cos’è una legatoria e di che cosa ti occupi.
La legatoria è un’arte secolare costituita dall’abilità di rilegare libri a mano, partendo dai singoli fogli fino ad arrivare a completare tutto il libro, lavorando sulla copertina, cucendo le varie pagine, in base al tipo di legatura richiesta dal cliente. Quest’arte era una cosa molto diffusa nel medioevo in tutto il panorama nazionale, specialmente all’interno dei monasteri, dove i monaci su pergamene e copertine in pelle scrivevano a mano i vari libri, poi con il passare del tempo si sono affinate tecniche e tecnologie. Io mi occupo di rilegare libri, fascicoli, fino a restaurare completamente libri molto antichi, tutto a mano e artigianalmente.

Da quanto tempo esiste questo esercizio?
Il negozio è aperto da più di settanta anni, io sono quindici anni che lo gestisco; quest’attività nello specifico non è stata tramandata da generazione in generazione, ma si sono susseguiti i vari artigiani che hanno rilevato la bottega dal precedente proprietario.

Che cosa ti ha spinto a rilevare una legatoria
Sicuramente la passione ma anche un briciolo di follia, sin da piccola a casa ho sempre avuto una vena artistica, rilegavo le mie cose o facevo creazioni che regalavo. Poi un giorno appena conseguita la laurea in archeologia, vidi il cartello vendesi in quella che ora è la mia bottega e da li è nato tutto.

Che tipo di competenze hai dovuto acquisire per svolgere questa mansione?
Appena sono diventata proprietaria di questa attività, il vecchio proprietario mi ha affiancato per 6 mesi, con l’intento di tramandarmi l’arte, poi successivamente ho fatto dei corsi per aumentare le mie conoscenze.

Al giorno d’oggi che genere di cliente è quello che entra in una legatoria?
Io ho clienti principalmente di mezza età, da colui che vuole restaurare un libro del proprio nonno, fino ai notai con i loro atti, passando per alcune commissioni da parte degli enti pubblici. Non ci sono molti giovani attratti da questo mondo, anche se capita di dover rilegare delle tesi di laurea.

In quest’epoca così difficile, come riesce una legatoria così artigianale, a barcamenarsi in un mercato sempre più orientato verso il digitale?
Cercando di ampliare il proprio mercato con oggettistica di vario genere tutta personalizzabile, tipo le penne, ciondoli per cani con il nome, o trofei e targhette personalizzabili. Poi abbiamo aperto una pagina Facebook e il nostro sito internet.

In questo tuo percorso lavorativo quali sono stati i momenti che più ti sono rimasti impressi? 
Non c’è nello specifico un momento indimenticabile, è l’insieme di cose che rende tutto bello ed appagante, dall’evoluzione di un lavoro tappa dopo tappa, vedendo il libro migliorare passo dopo passo, dalle scritte dorate fino alle nervature sul dorso. Poi il massimo è quando il cliente ti consegna il libro dicendoti, mi fido di te, lasciandoti libertà di azione, è qui che mi ingegno per tirar fuori il meglio e stupire il possessore del testo. Mentre, la cosa più difficile, è stata all’inizio, nel rapportarmi con i clienti, c’era una sorta di soggezione che poi con il tempo è stata superata. C’è stato un periodo dove mi sono demoralizzata, quasi a ridosso del periodo covid, ma sono riuscita ad uscirne, conscia che il pensiero positivo è la chiave di tutto, poiché è dentro di te che devi trovare la forza per superare queste difficoltà, perché non è cadere il problema, ma come ci si rialza e in questo l’aspetto psicologico è fondamentale, visto che il nostro stato viene arbitrato da ciò che pensiamo. Bisogna sempre crederci e sognare, anche perché ho una bella responsabilità, ovvero quella d’essere custode di un’arte antica qui nel fermano.

Stando nella bottega di Giuliana, chiacchierando con lei e vedendo i macchinari antichi abbinati al suo sapiente lavoro, si respira profondamente quella “sensazione” di tradizione, storia, passione e artigianalità tramandata, che ci fa immedesimare in quello che i monaci facevano secoli fa nei vari monasteri. E ha trasmesso sicuramente l’importanza di preservare questo settore, che senza gli “eroi dei giorni nostri” si sarebbe già estinto.

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