Giovane mamma affetta da sclerosi multipla costretta a fare il vaccino per ricevere la sua terapia

Noemi Petta

Il racconto di Noemi Petta

Mamma di due figli, 33 anni, affetta da sclerosi multipla costretta a fare il vaccino per ricevere la sua terapia. Questo è il racconto di Noemi Petta, una donna di Osimo che ha dovuto fare la terza dose del siero anti Covid altrimenti i medici non l’avrebbero potuta curare. Pochi giorni dopo la somministrazione però ha dovuto fare i conti con una paralisi momentanea della parte sinistra del corpo: “Sono sicura che è stata colpa del vaccino, ho sentito altre persone che hanno avuto la stessa reazione” – ci spiega al telefono. Una minaccia. Senza terza dose, niente terapia.

“Non sono una no vax, ho fatto entrambe le dosi del vaccino ma per la terza ero un po’ titubante vista la poca distanza dalla seconda fatta lo scorso giugno. Al telefono con il reparto neurologia day ospital di Torrette mi hanno detto: ‘Se non ti fai la terza dose di vaccino non ti puoi curare‘. Così pensando ai miei figli ho accettato.
Dopo tre giorni dalla somministrazione tutta la parte sinistra del corpo, dalla faccia ai piedi era come paralizzata, sentivo dei formicolii perciò ho deciso di andare al pronto soccorso. – continua Noemi – Mi hanno ricoverata e mi hanno fatto il tampone come da prassi. Dopo una settimana mi hanno dimesso e sono tornata a casa!”

Noemi una volta all’anno per due anni deve fare la terapia Mavenclad per poter curare la sclerosi multipla. Essendo al secondo anno, sa già come fare così decide di chiedere ai medici di avere la terapia prima di tornare a casa in modo da eviare un altro tampone. Non è stato possibile.

“Dopo 20 giorni dal ricovero mi hanno contattato nuovamente e mi hanno fissato un appuntamento per la mia terapia di secondo ciclo annuale. Dovevo tornare all’ospedale di Torrette con il tampone fatto a spese mie per ritirare due scatole di pastiglie. Io non ero molto d’accordo per il tampone visto che ho tre dosi di vaccino anti Covid e ero da poco uscita dall’ospedale; alle mie ‘proteste’ la dottoressa ha ribattuto: ‘Se non ti fai il tampone non ti do la terapia‘”. Un’altra minaccia. “Faccio il tampone, ovviamente negativo, e vado a prendere la mia terapia”.
La 33enne osimana è rimasta una giornata intera all’ospedale in attesa che la dottoressa le consegnasse le pasticche ma non si è presentata, ha mandato una specializzanda e una psicologa perchè: “ho delirato per non fare tampone e vaccino” – afferma Noemi.

“Sono stata alle regole dello Stato fino ad ora. Faccio soccorso in ambulanza quindi ho sempre seguito tutti i protocolli e le misure anti Covid alla perfezione. – conclude – Per cosa? Per essere minacciata di non ricevere la terapia che potrebbe salvarmi la vita? Non credo sia giusto. Come non è giusto che noi malati dobbiamo pagare il tampone per poter accedere all’ospedale e avere le nostre cure. Vergognoso! Noi non siamo un numero ma persone.

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