GimbOro, goditelo fino in fondo

Gianmarco Tamberi

SALTO IN ALTO – Premiato il campione olimpico Tamberi: “Sapevo che sarebbe stato così bello, ma non così tanto”

Sono trascorse da poco le 12, al New National Stadium di Tokyo è già risuonato l’inno di Mameli per omaggiare l’oro conquistato nei cento metri piani da Marcell Jacobs, poi è la volta della premiazione del salto in alto. Sul gradino più alto del podio due grandissimi atleti, due grandissimi amici, ma soprattutto due grandissimi campioni olimpici nella specialità. Uno viene dal Qatar, Mutaz Barshim, l’altro invece d’Ancona o meglio, Offagna. Entrambi si premiano a vicenda, poi gli inni nazionali cantati a squarciagola. E’ la realizzazione di un sogno.

Un sogno che si è tramutato in medaglia d’oro. Quella medaglia che Tamberi guarda, scruta, la bacia centinaia di volte e sembra ancora non crederci dopo una notte insonne a quasi 24 ore dall’impresa. E poi ai microfoni “Guardate la medaglia, è uno spettacolo”. E’ la realizzazione di un magnifico sogno-ossessione durato cinque anni davvero difficili.

Gimbo è arrivato a Tokyo dopo un cammino di avvicinamento troppo altalenante, ma tutto sembrava essere già scritto, come se la miglior prestazione l’avrebbe dovuta fare lì, proprio a Tokyo. “Negli anni papà mi ha sempre detto di accettare i piccoli traguardi, ma io non li ho mai voluti accettare perché non mi soddisfacevano perché un giorno sarei voluto essere dove sono oggi, o meglio, ieri. Venivo da prestazione che mentalmente potevano distruggere chiunque, invece ci ho creduto tantissimo ed eccomi qui. Ieri anche altezze come 2,35 e 2,37 sembravano 1,90, infatti non capivo come mai non riuscivo a superare i 2,39″.

Fiducia massima nei propri mezzi che son valsi un oro ex aequo con Barshim a chiudere un cerchio di cinque anni in cui i due atleti hanno dovuto superare due gravi infortuni per arrivare al top al grande evento di Tokyo. “E’ stata una gara estenuante durata oltre due ore e mezzo, quando sarebbe dovuta finire un’ora prima. Se andavamo avanti avremmo dovuto vincere con un’altezza molto al di sotto, sarebbe stata una sfida allo sfinimento. Toglierci un oro a vicenda sarebbe stato togliere all’altro un sogno inseguito per tanto tempo. Quando ho realizzato che era oro, ho perso il controllo del mio copro. Avevo sognato così tanto questo momento dopo tanta sofferenza. Sapevo che sarebbe stato così bello ma non così tanto”. E allora Gimbo, goditelo tutto questo magnifico oro.

 

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