“Gianfranco Fini, Carlo Azeglio ed io: così influii sull’elezione di Ciampi a Presidente”

Luciano Magnalbò, già vice capogruppo An al Senato della Repubblica

LUCIANO MAGNALBO’. I ricordi dell’ex senatore. “Lui, da funzionario della sede maceratese di Bankitalia, è stato sempre legato alla nostra città e fu amicissimo dei miei genitori. Chi ora al Colle? Chiari: Mario Draghi, il più amato dei Ciampi’s Boys!”

di Maurizio Verdenelli

“Nemo propheta in patria” sospira con (apparente) rassegnazione lui, che a distanza di oltre 22 anni si è deciso a rivelare quello che, con brillantezza giornalistica, un quotidiano di Napoli ha definito quasi un “affare di famiglia”.
Lui è Luciano Magnalbò, 78 anni, avvocato, giornalista, scrittore e ‘puctor’ allievo del grande Remo Brindisi all’Accademia maceratese, di nobili ascendenze fermane, dal 1996 al 2006 senatore della Repubblica.

Una famiglia che per la storia non ha avuto soltanto passione ma pure frequentazioni. Il nonno, Giovan Battista Magnalbò, principe assoluto del Foro, fu podestà apprezzato pure dagli antifascisti ed ebbe la ventura di accogliere a Macerata il duce Benito Mussolini reduce dalla cerimonia fortemente evocativa a Corridonia che fece del suo ex compagno d’arme, il socialista Filippo Corridoni, un fascista post mortem. E pure la mamma del senatore va ricordata come nipote del gen. Ranza, compagno di volo di Francesco Baracca.

Del quale, detto per inciso, si conservava nei magazzini comunali un aereo in legno e tela, che poi un giorno prese misteriosamente il volo…
Già i provvidenziali incroci maceratesi con la Storia! In questi troviamo, di diritto, Carlo Azeglio Ciampi funzionario di prima nomina alla sede della Banca d’Italia per sette anni, con alloggio di servizio nel contiguo Palazzo dei Diamanti. “Era direttore e divenne amicissimo dri miei genitori (i Magnalbò hanno un antico palazzo proprio di fronte all’ex Bankitalia ndr)” ricorda Luciano. Un’amicizia che successivamente, pel tramite della moglie Franchina anche lei maceratese d’adozione, Ciampi instaurò con la famiglia Cecchi (leggi: Dante) e Bonservizi (lleggi: Giù Giù).
Un’amicizia che nel caso di Magnalbò fu foriera addirittura dell’elezione a Capo dello Stato, dello stesso Ciampi.
Ricorda Luciano: “Era il 1999 e come ora il dibattito politico era tutto sul toto Presidente della Repubblica. Situazione complessa. Gianfranco Fini era considerato l’ago della bilancia. Andai nel suo ufficio ad An e gli parlai dell’ottimo Ciampi, amico di famigliam un italiano illustre che amava la Patria e che da presidente di Bankitalia (tirando su una generazione di brillanti Ciampi’s boys ndr) e poi da premier aveva fatto benissimo. C’era da fidarsi. Fini prese appunti.
Faceva sempre così anche per marcare, penso, una certa distanza. Io ero peraltro considerato in An quasi un paria” dice il senatore, che rieletto, è stato tuttavia vicepresidente del gruppo di Alleanza nazionale.
Comunque l’audizione con Fini ebbe il suo effetto. Al tavolo con Berlusconi e Veltroni, ci fu accordo sul nome del grande economista che amava Macerata e i suoi Monti Azzurri, cui le domeniche dedicava indimenticabili percorsi d’alpino.
“Con Carlo Azeglio, al quale Comune ed Unimc conferivano meritatamente riconocimenti ed onorificenze, ci si sentiva spesso pure insieme con Altero Matteoli, E mi sentivo pure con Francesco Alfonso, consigliere del futuro Presidente. E che soddisfazione per noi di Macerata, quando il nostro affezionato concittadino ad honorem sali’ il 18 maggio 1999 al Colle!”.
Magnalbò ha lasciato senza rimpianti la politica ma se qualcuno gli chiede per chi ha votato l’ultima volta non ha remore: “Lega”. E pure sul nome di chi vorrebbe come successore di Mattarella: “Draghi, il più amato tra i Ciampi’s boys dallo stesso Carlo Azeglio”.
Ed ora sen.Luciano?
Continuo a fare l’avvocato, a dipingere e scrivere“.

Sull’ex leader di An ha scritto ‘Fini’s finis’. Un tema letterario, questo, intorno a colui che fu considerato un tempo l’erede di Berlusconi, che appassiono’ pure un altro notissimo esponente maceratese del partito nato dal Msi: Mario Crucianelli (cfr ‘De Minimis non curat praetor’).
Gialli sopratutto, non disdegnando scoop nel cuore della Storia. Come quello che ha rivelato la morte ‘nascosta’ (Una tragedia dimenticata, Ilari editore) nel devastante terremoto di inizio 700: sorpresi nel sonno alcuni discepoli del collegio dei Gesuiti, ora Biblioteca Mozzi Borgetti, nel quale era stato convittore padre Matteo Ricci.

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