Fondi UE, Leonardi (FdI): “Le Marche fanno da fanalino di coda e il PD pensa all’inciucio con il M5S”

“I numeri parlano chiaro ma la Maggioranza incolpa la destra”

Riceviamo e pubblichiamo da Elena Leonardi, capogruppo in Consiglio regionale di Fratelli d’Italia.

“Farebbero quasi sorridere le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dagli esponenti della sinistra marchigiana, se purtroppo lo scenario in cui si calano non descrivesse l’incapacità amministrativa di spendere i fondi che l’Europa ha messo a disposizione per le Marche – ha commentato il capogruppo in Consiglio regionale di Fratelli d’Italia –. È divertente, infatti, leggere gli esponenti della maggioranza che incolpano “la destra” di aver diffuso le notizie riguardanti l’utilizzo dei fondi europei.

Non può essere sfuggito loro che le stesse notizie sono, piuttosto, numeri, cifre e percentuali inconfutabili, diffusi non “dalla destra” ma dal Sole 24Ore e prima ancora dall’Agenzia per la coesione territoriale, il 31 dicembre 2019. Probabilmente, non potendo smentire quelle cifre, Gostoli & Co hanno deciso di portare il dibattito ad un altro livello, raccontando la loro versione di una Regione virtuosa e tentando di giustificare i ritardi con l’arrivo dei Fondi straordinari legati al terremoto. Forse la giunta Ceriscioli è stata più impegnata a dirottare quei fondi, arrivati nelle Marche per far fonte a una catastrofe, su territori che poco o niente hanno risentito del terremoto, invece di rendersi conto che le Marche sono ferme circa intorno al 20% di spesa in tutti e tre i macro-filoni di finanziamento europeo, il Fesr, il Fears e il Fse, quando ormai il settenario a disposizione per usufruirne sta per scadere.

 

Milioni e milioni di euro – ha aggiunto Leonardi – che, invece, potevano essere spesi proprio su quei territori martoriati dalle scosse che ancora vivono un incubo che non vede la fine. O, forse, il Partito Democratico, è stato più concentrato a preparare il terreno per l’inciucio con il Movimento 5 Stelle in salsa marchigiana, favorito già da tempo con il blitz ai danni della legge elettorale e ribadito anche con lo stanziamento, nel bilancio approvato a fine dicembre, di diverse centinaia di migliaia di euro a sostegno di alcune battaglie grilline.

Un cambio di atteggiamento che si è visto chiaramente anche nel momento della votazione del documento economico: dopo anni di voti contrari e aspre dichiarazioni, il M5S si è spaccato anche in Regione, con il voto contrario di un solo consigliere, mentre gli altri tre consiglieri si sono astenuti dal giudizio per il bilancio più marcatamente elettorale e politico della legislatura. Un’apertura al PD, quella del M5S marchigiano, che però non sembra essere molto condivisa dalla sua base e neanche da diversi esponenti parlamentari. E difatti, mentre per le altre Regioni chiamate al voto in primavera, Liguria, Veneto, Toscana e Puglia, i militanti del Movimento hanno escluso categoricamente la possibilità di correre in coalizione con la sinistra, il destino delle Marche è ancora appeso a un filo, quello del capo politico Di Maio, e pare più che altro che dipenda dalle sorti della sesta Regione al voto, la Campania. Questa – ha concluso l’esponente del partito di Giorgia Meloni – insomma, è la considerazione che il M5S ha de suoi elettori marchigiani, che potrebbero vedersi calare dall’alto l'”inciucione rossogiallo“.

Mi chiedo se pensino veramente che basti cambiare la figura del Governatore per darsi una veste di rinnovamento. Chissà se il Partito Democratico farà “mea culpa” rinnegando le politiche fatte in 20 anni, per potersi alleate col M5S? O se sarà il M5S a far finta che tolto Ceriscioli sia cambiato tutto il PD?”.

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