Fim bonifica, storia e progetti

L’obbligo dei lavori e tutta la vicenda

di Maikol Di Stefano

Porto Sant’Elpidio e la FIM, un connubio trentennale che ancora non trova la sua reale soluzione L’obbligo di bonifica per l’area FIM viene stabilito dall’allora Agenzia Regionale Per l’Ambiente (ARPAM) nel 1989. L’intero sito nel cuore di un quartiere centrale densamente popolato, quello del Borgo Nuovo, viene dichiarato pesantemente inquinato e bisognoso di risanamento ambientale a tutela della salute pubblica e del territorio, prima di qualsiasi successivo sfruttamento e riutilizzo in ottica di riqualificazione dell’area antistante il litorale. La proprietà dell’intero sito, fatta eccezione per i 20.000 metri quadrati del lato costiero, in mano al comune è detenuta dalla FIM srl, società erede dell’attività industriale iniziata ai primi anni del diciannovesimo secolo che, nel corso del tempo, ha visto mutare il proprio assetto proprietario.

Il grande problema dell’area FIM risiede tutto nel suo assetto proprietario, in particolare per la presenza molto qualificata, sia per percentuale di controllo sia per l’incarico relativo alla bonifica , di Ecoelpidiense Srl. – racconta Pierpaolo Lattanzi, professionista elpidiense, in appoggio all’ex candidato sindaco Felicioni nelle comunali del 2018 – società privata dal 2009, intestataria del servizio di smaltimento rifiuti dello stesso comune di Porto Sant’Elpidio che da un lato paga circa 3,8 milioni di euro all’anno per un contratto che dovrebbe essere soggetto ad appalto e che invece per dieci anni, più due anni di moratoria da pandemia Covid-19, ovvero dal 2010 è stato condotto in forza di un accordo transattivo per un presunto contenzioso”. Un pensiero quello legato alla cronistoria della situazione dell’ex FIM che secondo Lattanzi ha diversi colpevoli, ma che fanno capo ad un’unica vera guida, quella dell’amministrazione comunale elpidiense, da sempre di centrosinistra e quindi legata alle decisioni politiche del partito democratico. “Bisognerebbe vigilare affinché FIM Srl svolga adeguatamente la bonifica, tramite la Ecoelpidiense; riscuotere le imposte che la stessa FIM dovrebbe pagare per IMU e TARI, come qualsiasi altro cittadino di Porto Sant’Elpidio. – prosegue Lattanzi – Concedere i permessi amministrativi e di legge per il recupero e lo sfruttamento edilizio dell’intera area, nell’interesse della collettività in cui l’intero complesso è incastonato. Il condizionale dovrebbe è però d’obbligo, soprattutto quando si tratta del duo PD e Ecoelpidiense, in realtà la società proprietaria dell’area e dei fabbricati sulla stessa insistenti è protagonista da trentatré anni dei piu’ colossali Inadempimenti a cui la nostra cittadinanza abbia mai potuto assistere, dato che FIM al momento non bonifica l’area, anzi, non fa altro che far crescere costantemente il costo del presunto intervento di recupero ambientale. Dato che dai 2,9 milioni previsti a fine anni novanta, si è magicamente arrivati dapprima ad un computo di circa 10,6 milioni (rif. Delibera Giunta n. 161 del 09/07/2007 – Sindaco Andrenacci), poi “fantasticamente” lievitati a 14,6 milioni (rif. Delibera Giunta n. 184 del 04/08/2016 – Sindaco Franchellucci), per essere poi ulteriormente ritoccati (di altri 0,5 milioni (rif. Conferenza dei servizi del 28/08/2017 – Sindaco Franchellucci).

 

 In questo momento la società in essere non paga le imposte locali, come Imu e Tari per uno scaduto che oggi supera i due milioni di euro. Ha evitato di pagare, con la gentile e consapevole compartecipazione dell’amministrazione comunale, le penali previste dagli accordi del 2015/2016, assistite da una Fideiussione a prima richiesta emessa dall’istituto Carifermo per tre mlioni di euro e anch’essa magicamente scaduta senza che nessuno in Comune ricordasse di richiederne la riscossione. Inoltre sta tentando e riuscendo, sempre con la gentile e consapevole compartecipazione dell’attuale amministrazione di ottenere una porzione di circa 20.000 metri quadri  di area teoricamente di proprietà del nostro Comune, ma sulla quale FIM ha pensato bene di estendere tutto il perimetro dell’area assertivamente destinata alla bonifica, costruendoci sopra anche due belle ed evidenti vasche circolari di decantazione; vasche che giacciono, esattamente al pari di tutta la palizzata di recinzione che arriva direttamente sul lungomare, su un terreno comunale e non privato, terreno che chiaramente nessuno ha mai pagato ma che privato diventerà, dato che il suo legittimo proprietario, sempre il comune, non ne ha mai rivendicato il titolo, facendo tra breve scattare il termine”. Una situazione quella dell’ex fabbrica sul litorale elpidiense, che ad oggi, continua a non vedere passi in avanti, se non sui progetti cartacei.

Se la situazione è questa quindi, ad oggi esistono alternative? Secondo lo stesso Pierpaolo Lattanzi sì. “La mia personalissima visione di questo contesto è quella di revocare immediatamente tutte le previsioni urbanistiche concesse, tutelare i crediti comunali per le imposte non riscosse; iscrivendo una nuova ed ulteriore ipoteca legale sull’intero sito ed impedendo furbate, tipo quella della demolizione. Espropriare l’area e bonificare effettivamente il sito. A questo punto, – conclude Lattanzi – promuovere un concorso di idee, di gente preparata e capace nel mondo è pieno, per la realizzazione progettuale di una unica area a destinazione pubblica, affinché si possa restituire l’area  in un orizzonte di 5/7 anni, ai cittadini di Porto Sant’Elpidio e a tutti coloro che hanno davvero a cuore i nostri luoghi e il nostro futuro”.

“In tutto questo chi di competenza pensa bene di premiare la società Fim con una concessione urbanistica che è al limite della follia, in un contesto urbano che parla di un patrimonio edilizio esistente che è quasi per il 40% sfitto e un valore medio delle abitazioni che, non a caso, è evaporato durante l’ottima gestione Franchellucci, – attacca Lattanzi – per circa il -18%. Fim è infatti oggi titolare, grazie all’alacre lavoro dell’attuale Sindaco, di un progetto di sfruttamento edilizio che prevede i seguenti standard di massima: standard che significano, al di là delle mostruose ed oggi inutili dotazioni commerciali di quaranta/cinquanta unità, si dovrebbero tradurre nei faraonici piani degli amministratori e degli imprenditori privilegiati in circa : esattamente una replica dell’ameno e vivibile quartiere che si trova giusto un paio di chilometri più a sud, nella ridente Lido Tre Archi”.

Matteo Rossi
Author: Matteo Rossi

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