Fermignano, bilancio in disavanzo per la prima volta

Il debito nelle casse dell’ente è di 477 mila euro

di Caterina Betti

Quello del 14 luglio 2020 è stato un consiglio comunale dall’amaro sapore del giudizio finale sui quattro anni di amministrazione a trazione centrosinistra nel Comune di Fermignano, per via della chiusura del bilancio per l’esercizio 2019 in disavanzo, ossia con un debito nelle casse dell’ente, di ben 477 mila euro.

Un triste record storico per la giunta dell’attuale Sindaco Emanuele Feduzi, che mette il segno meno alla cassa comunale per la prima volta nella storia del Comune, e un peso che incombe sulle future amministrazioni della cittadina, terzo polo industriale della provincia di Pesaro-Urbino, le quali dovranno tentare nell’impresa di far rientrare tale squilibrio nei prossimi esercizi (entro 15 annualità), aggravati già in partenza dal crollo economico dovuto al Covid19 nel 2020.

Ma il rischio concreto di esborso maggiore lo correranno i cittadini e le imprese fermignanesi, per le quali è già in serbo all’orizzonte una stretta sui controlli tributari, come prefigurato in sede di Consiglio. Tutto ciò si potrebbe tradurre con più imposte per i contribuenti, al fine di ripianare l’ingente disavanzo? È una probabilità che si concretizza sempre più e allarma i consiglieri di minoranza, per nulla convinti dalla foglia di fico utilizzata come giustificazione addotta dall’amministrazione: le recenti modifiche normative in materia di rendicontazione avrebbero generato un disavanzo; una sorta di vizio tecnico di contabilità.

D’altra parte i consiglieri d’opposizione (liste Fermignano Nuova e Piazza Aperta, più Movimento 5 Stelle) ricordando nell’emblematica espressione di «bulimia del fare» le spese e le mosse effettuate dalla maggioranza, ritenute «esagerate e senza riscontro» come nel caso del desertico Festival Pax e di Popolinfesta, nonché l’annosa questione della chiusura del Gruppo comunale di Protezione Civile, hanno chiesto due “perché” dirimenti: il primo sulla diffida da parte della prefettura circa l’approvazione del rendiconto e il secondo sul suggerimento del revisore contabile, che sembrerebbe esser stato ignorato, ad agire sulla spesa pubblica con più prudenza e cautela.

Insomma, questo fardello primatista del disavanzo era evitabile per Fermignano, date le bastanti risorse di “tesoretto” (eredità della precedente amministrazione Cancellieri), l’allentamento sul patto di stabilità interno che fino a pochi anni fa bloccava l’utilizzo di denaro pubblico a disposizione, i soldi provenienti dalla Regione Marche e persino la vendita di tre fruttuosi lotti di proprietà del Comune? A mettere in risalto Fermignano come la pecora nera tra i bilanci comunali del territorio vi sono i limitrofi consuntivi già approvati.

Nettamente in attivo è il Comune di Urbino, a titolo d’esempio, seppur oberato dalle ingenti spese culturali di cui una simile città d’arte necessita per conservare e promuovere un patrimonio inestimabile, addirittura con 8 milioni € di accantonamenti per opere e lavori pubblici. Analogamente al caso fermignanese, anche il revisore contabile urbinate aveva messo in guardia l’amministrazione dei cambiamenti di normativa, motivo per cui l’amministrazione Gambini ha agito di conseguenza, evitando il peggio.

A Fermignano pertanto, a detta della minoranza, resta il pericolo di dover gestire negli anni futuri un macigno non indifferente, tutto a spese dei residenti e delle aziende rimaste in vita, con l’incognita del post-pandemia e, per adesso, tanti “se” e “forse” da parte della giunta Feduzi.