“Fermana, lasciarti fu doloroso: di te ho ricordi bellissimi, ma ora l’Imolese…”

L’intervista a cuore aperto di mister Antonioli che torna al Recchioni da ex: “Sono emozionato, ad aprile spero che tutte e due saremo salve”

 

Un’intervista a cuore aperto per ripensarci su, a due anni dall’ultima volta, proprio adesso che dovrà tornare al Recchioni da ex alla guida dell’Imolese. Mauro Antonioli a Fermo subentrò a Flavio Destro nell’ottobre 2019 portando una ventata di aria fresca. Il Covid tolse alla sua Fermana la ghiotta chance di aggiudicarsi i playoff congelando il campionato a due mesi dalla fine. Nella stagione successiva il mister ripartì con i gialloblu ma ebbe meno fortuna: nel dicembre 2020 fu sostituito da Giovanni Cornacchini.

Mister, che effetto le fa ritrovare la Fermana da avversario?

“Non sarà una gara come le altre, ho un pizzico di emozione perché per la prima volta riaffronterò da avversario la Fermana, tornando in posto familiare in cui sono stato benissimo. Soprattutto il primo anno (2019-20, ndr), coinciso con i risultati. Ho conosciuto persone eccezionali. Mi è rimasto dentro e mi dispiacque abbandonare”.

Dopo l’addio del dicembre 2020 non hai mai parlato di quello che accadde. Fu una scelta precisa?

“Il dolore era talmente forte che, a differenza di altri colleghi che scrivono post strappalacrime, non avevo bisogno di testimoniarlo alla gente. Penso di aver dimostrato quanto fossi attaccato alla Fermana. Era inutile in quel momento parlare, avrei potuto dire cose di cui mi sarei pentito in un momento di delusione e nervosismo, non sarebbe stato nemmeno giusto. Devo ringraziare l’allora società, il dg Conti e il ds Andreatini per la possibilità che mi hanno dato. A volte sono nate delle incomprensione, ma nessuna polemica. Avevo uno staff e un gruppo di ragazzi eccezionale”.

Cosa non funzionò nella stagione 2020-21?

“Non è facile dirlo, era la stagione post Covid, iniziammo in ritardo, il mercato si concluse il 30 settembre e arrivarono 8-9 giocatori l’ultimo giorno quando già avevamo fatto due partite. Il calendario in avvio fu difficilissimo, nelle prime cinque gare affrontammo squadre di livello assoluto che partivano per vincere tra cui il Perugia che alla fine andò in B. Lo start ha influito, ci eravano ripresi con due vittorie di fila con Gubbio e Imolese in inferiorità per tutta la gara. Ma qualcosa si era rotto, anche io feci degli errori. Sono stato esonerato a dicembre dopo la trasferta di Modena, dove tutto era iniziato l’anno prima, poi c’erano due partite sulla carta abbordabili con Arezzo e Ravenna. Avrei sperato di giocarmi quelle carte lì. Ma la società cambiò. E fece benissimo, visto i risultati ottenuti poi con Giovanni Cornacchini”.

La partita più bella ed indimenticabile?

“Ne cito due. A livello di gioco sicuramente Padova quando nel febbraio 2020  -poche settimane prima della pandemia e l’interruzione dei campionati – vincemmo dominando e ci fecero tutti i complimenti, anche i giornalisti veneti che videro una Fermana mettere sotto una big dal primo all’ultimo minuto. A livello di emozioni dico il derby vinto con la Samb un paio di giornata prima, che dopo un primo tempo di sofferenza ci regalò la vittoria con il pallonetto di Neglia. Fu la svolta di quell’anno. Esposito entrò e cambio la partita, Neglia era alla prima gara e fece un gol incredibile. In rosa c’era qualità e quantità, Petrucci e D’Angelo, Bertagnoli, Urbinati, Scrosta, Cognigni e tutti gli altri”.

 

Il ricordo meno felice?

“Purtroppo Modena, del dicembre 2020. Venivamo dall’incubo dei gol incassati nei primi minuti di gioco. Preparammo tutta la settimana ribadendolo, dicendoci di stare attenti e concentrati. Avevamo studiato gli inserimenti degli avversari. Dopo 30 secondi accadde che ci segnò la mezzala su cross dell’altra mezzala… A volte il destino è beffardo, doveva andare così. La mia avventura finì”.

 

Nella conferenza stampa di addio, l’ex dg Conti ha nominato anche lei ringraziandola…

“Ho letto, e mi ha reso orgoglioso. Con la Fermana ho mantenuto un bellissimo rapporto perché c’è sempre stata correttezza da parte mia e da parte della società. Ho grande stima in lui, aveva  fatto un grande lavoro che una retrocessione non può cancellare. A Crotone faccio il tifo per lui e per prof De Luce, un altro bravo professionista che conobbi”.

La Fermana post Antonioli l’ha seguita? Bene con Cornacchini, malissimo l’anno scorso.

“La Fermana la seguirò sempre, è una delle squadre assieme al Ravenna o alla Reggiana delle quali vado subito a vedere il risultato. L’anno scorso fu un’annata così. Mi fa piacere che sia stata ripescata, che sia ripartita con entusiasmo. Mister Protti è un totem a Fermo, è stata una scelta giusta puntare su di lui. Sta facendo bene. Anche i gialloblu sono partiti tardi come la mia Imolese ma hanno già intensità e organizzazione. E’ chiaro che domenica spero di vincere al Recchioni, ma spero anche che a maggio festeggeremo la salvezza insieme, noi e la Fermana”.

Protti e Andreatini romagnoli come lei: è un mezzo derby?

“Stefano come dicevo lo conosco molto bene, è di Rimini come me. Con Andreatini ogni tanto ci vediamo e non parliamo di calcio, ve lo assicuro. Sono due persone squisite, mi farà piacere incontrarle. Devo dire che Max ha fatto un’ottima campagna acquisti, ci sono giocatori di tutto rispetto. Se devo toglierne uno, indico Giandonato. Riabbraccerò volentieri il mio pupillo De Pascalis, se non si fosse fatto male starebbe già giocando in altre categorie”.

 

E lei, mister, come sta? Era ripartito dalla Samb in Serie D in un momento bruttissimo, per poi ritrovare l’Imolese e la Lega Pro quest’estate…

“Devo dire grazie all’Imolese, e al direttore Emanuele Righi – colui che a Mantova volle a tutti i costi Cheddira, facendolo esplodere… – per questa possibilità. Con me c’è sempre il mio storico collaboratore Ivan Piccoli con il quale lavoro benissimo. Siamo in un ambiente bellissimo e in un gruppo giovane. Sono molto soddisfatto. Non so come finirà, ma mi sento in dover di ringraziare per questa chance. Cercherò di fare di tutto e di più per la salvezza”.

 

Della Samb non ci dice niente?

“Semplicemente che non sono riuscito a lavorare. Lo scorso anno si giocava ogni tre giorni e non c’era il tempo materiale. Sono subentrato e avevo i giocatori più importanti infortunati. Era una squadra sicuramente da aggiustare e infatti con pazienza ha poi raggiunto i playoff. Onestamente non lo reputo né un esonero né altro, sono rimasto 40 giorni e sono stato mandato via dopo una partita di Coppa Italia con la Recanatese dopo aver creato 7-8 palle gol. Abbiamo perso per un gol di un giovanissimo all’esordio che tirò da lontano pescando un jolly. Andavano valutate altre cose. Non mi sono sentito partecipe.  Ma rifarei comunque la scelta, era impossibile dire di no a San Benedetto”.

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