di Fulvia De Santis
SAN BENEDETTO – L’incontro pubblico “A TuxTu con Antonio”
Scelte, polemiche e responsabilità amministrative sono stati al centro del partecipato incontro pubblico “A TuxTu con Antonio”. Ieri, lunedì 2 febbraio, negli spazi di Linea Ufficio a Porto d’Ascoli, l’ex sindaco di San Benedetto del Tronto, Antonio Spazzafumo, ha ricostruito il proprio mandato, soffermandosi su quelli che lui stesso ha definito «i passaggi più discussi» della sua esperienza alla guida della città.
Nel corso dell’incontro, Spazzafumo ha ricostruito in particolare la vicenda dello stadio ex Ballarin, spiegando «le ragioni che hanno portato a una scelta tanto difficile quanto necessaria» e chiarendo il proprio ruolo rispetto ai ritardi successivi e al rischio di perdita dei fondi destinati all’intervento. Una ricostruzione che, come ha sottolineato, riguarda non solo «l’aspetto politico delle decisioni assunte», ma anche «il funzionamento della macchina amministrativa comunale e i limiti di azione del sindaco nelle fasi operative dei progetti».
«Lo stadio Ballarin non è stato soltanto un impianto sportivo. Per San Benedetto del Tronto ha rappresentato identità, appartenenza e storia collettiva», ha spiegato l’ex primo cittadino. «Proprio per questo la sua demolizione è diventata uno dei temi più divisivi degli ultimi anni, trasformandosi in un simbolo politico oltre che urbano. Ma dietro quella scelta, spesso raccontata come un atto di leggerezza o di arroganza, esiste una realtà molto più complessa».
Spazzafumo ha quindi precisato come la decisione di abbattere la storica curva «non sia stata né immediata né indolore». Al contrario, è maturata «dopo quindici giorni di riflessione intensa e sofferta», a seguito di sopralluoghi tecnici che hanno evidenziato «una situazione strutturale estremamente compromessa». Non nella parte superiore, ma nelle fondamenta: «cemento che si sgretolava al tatto, armature completamente ossidate, una struttura che stava progressivamente implodendo».

Secondo quanto riferito dall’ex sindaco, le valutazioni di tecnici e dirigenti comunali indicavano che un eventuale restauro avrebbe comportato «una trasformazione radicale dell’opera originaria». Mettere la curva a norma avrebbe significato «rialzare i gradoni, rinforzare la struttura e modificarne l’aspetto», con una spesa stimata intorno ai due milioni di euro, «una cifra sproporzionata rispetto ai fondi disponibili», tale da lasciare «margini ridottissimi per ulteriori interventi funzionali sull’area».
In questo contesto, la demolizione è stata ritenuta «l’unica soluzione praticabile». Una scelta che, ha ricordato Spazzafumo, «non è mai stata calata dall’alto», ma accompagnata da tre consigli comunali aperti, durante i quali «la città è stata informata e coinvolta nel dibattito».
Il vero nodo, oggi, secondo l’ex primo cittadino, «non è tanto l’abbattimento della curva, quanto ciò che è seguito»: ritardi, varianti progettuali, procedure rallentate e lavori rimasti fermi per mesi. Su questo punto Spazzafumo è stato netto: «Il sindaco non firma i progetti esecutivi, non segue direttamente i cantieri e non approva le varianti tecniche». Compiti che, ha ribadito, «spettano alla struttura amministrativa e ai dirigenti», il cui ruolo è «decisivo ma spesso sottovalutato nei tempi e negli esiti delle opere pubbliche».
Spazzafumo ha quindi rivendicato di aver «sollecitato più volte la ripresa dei lavori», di aver spinto «per l’accelerazione delle procedure» e di aver fatto «ripartire il cantiere prima della conclusione del mandato». Ha inoltre richiamato una visione più ampia per l’area dell’ex Ballarin: «non un intervento minimo», ma «un parco urbano, un museo dello sport, spazi didattici e tecnologie innovative capaci di restituire valore e memoria alla città».
«Il rischio, oggi, è che i fondi vengano persi», ha avvertito. Ed è su questo, secondo l’ex sindaco, che «il dibattito dovrebbe concentrarsi»: «meno slogan e personalizzazioni, più attenzione alle responsabilità effettive e alla necessità di far funzionare una macchina amministrativa che, se rallenta, finisce per vanificare anche le scelte politiche più complesse».
L’ex Ballarin resta così «una ferita aperta», ma anche «un’occasione ancora possibile». Perché, ha concluso Spazzafumo, «la storia non si tutela soltanto conservando i muri, ma assumendosi il peso delle decisioni difficili e, soprattutto, portandole fino in fondo».
Appignanese
Ascoli Calcio
ASD Ginnastica Artistica Recanati
Associazione Tennis Macerata
Basket Fermo
Boca
Casette Verdini
Chiesanuova
Civitanovese
Cluentina
CSI Recanati
Fermana
Maceratese
Monteluponese
Montemilione
Osimana
Pantere Baseball
Recanatese
Sangiorgese
Sangiustese
Spartan Queens
TEC
Tolentino
Trodica
Vigor Castel Fidardo