Ecco la riforma sanitaria delle Marche: ‘si’ agli ospedali di Prossimità, rinasce Tolentino

Dopo i guasti del terremoto del 2016, il nuovo presidio sanitario sara’ su 9mila metri quadri. Cantiere dal prossimo anno, costo 22 milioni di euro.
La lunga ‘story’ della Sanita’ marchigiana: andata e ritorno

di Maurizio Verdenelli

Il ‘nuovo’ ospedale di Tolentino presentato dal governatore Acquaroli -al di la’ dall’essere un assist elettorale: spiegata pure cosi’ l’assenza di Saltamartini- dimostra come gli ultimi (oltre) trenta anni di politica sanitaria nelle Marche sia stata profondamente errata.

Si torna indietro tutta? Chi scrive ricorda i sessanta ospedali disseminati nelle Marche ‘mari montique’ e pure le disperate barricate innalzate contro il centralismo regionale -Ancona dixit- da parte dei vari presidii di zona a difesa delle proprie specialita’ mediche: nomina sunt numina! Resistenze spezzate una dietro l’altra: San Ginesio, Montecassiano, Urbisaglia, Treia (che strenuamente tento’ di salvare Ginecologia del primario Testa) e sopratutto Cingoli che a tal scopo organizzo’ un fronte civico. ‘Non e’ ancora notte a Cingoli‘ si diede nome nella memoria di un modo di dire negli anni 50 da parte di incalliti giocatori che nella città di papa Castiglioni si spostavano nottetempo sicuri di trovare circoli ancora aperti. Fatidica e’ rimasta la foto dei camion carichi di neve appena caduta a Cingoli ed ammucchiata davanti ai portoni della Regione a dimostrazione della diversita’ geografica di un territorio montano difficile da raggiungere. Quindi necessitante di un nosocomio.

In questo caso non e’ casuale che la (contro)riforma sanitaria per cui ‘piccolo e’ bello’ e va curato ‘vicino casa sua’ (ovvero l’ospedale di prossimita’l venga da un cingolano: il sopracitato sen. Filippo Saltamartini, per 10 anni sindaco della citta’, attuale assessore regionale.
Che a Macerata nei giorni scorsi ha illustrato i principi guida del New Deal confermando le nostre anticipazioni per quanto riguarda Macerata (pronti 130/140 mln per il nuovo ospedale) che sorgera’ su terreno indicato dal Comune. Evitando i ritardi di faticosi espropri: avete presente di contro il virtuoso modello-Pesaro?
La riforma sanitaria, cavallo elettorale di Acquaroli, prevede la fine delle Aree vaste a beneficio di 5 Asp (aziende sanitarie provinciali) autonome svuotando in pratica l’Asur, salvando le aziende Torrette ed Inrca. Ogni Asp dovra’ provvedere ai propri assestamenti di bilancio e il buon esempio, di questi duri tempi di persistenti tagli alla sanita’ (Pnrr avarissimo) dovra’ venire da ogni singolo ospedale.

Intanto la rinascita del nosocomio di Tolentino e’ stata annunciata dal governatore Acquaroli con il sindaco Giuseppe Pezzanesi (e la vice Silvia Luconi al fianco). Risorgera’ su 9mila metri quadrati dal perimetro del precedente presidio lesionato dal terremoto del 2016. Cantiere sin dal prossimo anno: spesa prevista intorno ai 22 milioni. Con nuove specialita’ a cominciare da quelle a contrasto con la nascita a zero, favorita dalle cessazioni dei reparti di maternita’ e/o di Pronto Soccorso e Guardie Mediche. Di cui furono colpiti in ogni caso ospedali salvatisi a stento dall’estinzione o dalla mutazione in Rsa: ‘in primis’ San Severino Marche e Recanati.
La (contro)riforma dovra’ fare i conti con i guasti procurati in trenta (oltre) anni di centralismo. Che mirava solo a risparmiare. Così il nuovo ospedale di Tolentino e’ cerca del suo bacino perduto di pazienti (da Sarnano in su: 59mila abitanti) e sopratutto di personale sanitario sul quale si produsse il maggior risparmio. Sulla pelle di chi, lo sappiamo ormai molto bene e dolorosamente anche e sopratutto in pandemia.

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