E la chiamano estate

ER GHETANACCIO – La rubrica a cura di Maurizio Verdenelli

PRIMI FUOCHI DI FERRAGOSTO. Non pirotecnici, ma quelli legati al voto prossimo venturo. Accesi qualche giorno prima delle Feriae Augusti da presentazioni last minute di candidati, liste e da qualche accenno di polemica. Sul consumo segnalato di suolo ‘a carico’ del competitor Ricotta, da parte di Parcaroli, ha risposto il segretario del Pd. Criticando sopratutto il candidato del Centrodestra di sottrarsi …come Turno nell’Eneide (ma Di Pietro non e’ ricorso a questo arduo paragone) nel duello finale con l’eroe predestinato: Enea – uno schema questo ripreso in modalità fissa da tutti i film di ‘movimento’ made in Usa. In effetti Parcaroli al pubblico più volte si è presentato, tuttavia non ai confronti interpersonali dopo il primo organizzato dalle associazioni cattoliche. Parcaroli ci ricorda il ‘primo’ Pettinari recalcitrante come candidato alla presidenza della Provincia (2011) ai faccia- faccia, per poi diventare uno specialista della comunicazione. Provate adesso a togliergli la parola una volta da Tonino afferrata…

LA PROFEZIA DI GIULIANO. Pazzaglini lo ha rivelato dal palco nell’attesa messianica di piazza Mazzini del Lider maximo Matteo Salvini. Riferendosi a Sandro Parcaroli, il senatore della Lega ha ricordato come uscendo da un incontro con il patron di Medstore Store, abbia detto ad un suo interlocutore: “Ecco il nuovo sindaco di Macerata”. La prima parte della profezia, la laboriosa accettazione della candidatura, si è avverata. Aspettiamo a vederne la conclusione, la seconda parte: la più difficile, ma certo no ‘mission impossible’.

CARLO. E’ il candidato ‘più sospettato’ ed anche più noto a livello nazionale, nel campo maceratese. Lui è Carlo Cambi, giornalista, eno-gastronomo, consulente della televisiva Linea Verde e di altre trasmissioni di successo. ‘Ti presenterai, Carlo?’ Gli ho chiesto l’altro giorno. Risposta lapidaria: “Non mi avranno!”.

TONINO. Il sopracitato (e valoroso) presidente della Provincia ha tenuto prima di Ferragosto due conferenze stampa. La prima per comunicare una delle notizie più importanti -così definite- che gli siano giunte nella sua carriera nella Cosa Pubblica, sempre svolta dall’85 ad oggi nel Palazzo di corso della Repubblica. Il superfinanziamento di 9,7 milioni da parte di Miur-Inail per il progetto Bramante (un collega ha trovato pure il modo di chiedergli del Covid Hospital: ‘Bertolaso? Non lo conosco’). La seconda ha approfondito felicemente l’alacre stato dell’opera per la riapertura tra un mese del nuovo anno scolastico. Tuttavia, ieri alla vigilia della festa, il segretario Fillea-Cgil Massimo De Luca gli ha mandato di traverso il pranzo di Ferragosto con una critica presa di posizione nella quale si chiarisce come a Pettinari Cgil, Cisl e Uil, abbiano chiesto gia’ da trenta giorni un incontro “su orari di lavoro, salute e sicurezza, rispetto del contratto nazionale edile e non da ultimo la congruità da rendere regola nei cantieri”. Richiesta fino a ieri (almeno) senza risposta. E continuano a chiamarla estate…

VORREI LA PELLE NERA. La canzone di Nino Ferrer mi è venuta in mente l’altra mattina attraversando Largo Affede mentre imperversava una lite a sfondo razziale con al centro due giovani di colore, con bagagli alla mano. Alla fine uno dei due quasi piangeva gridando: “Non è possibile discriminare così la gente”, mentre l’altro tentava di sedarne l’indignazione. Avrei voluto chiedergli scusa, ma non l’ho fatto. Ed avrei voluto dirgli: anch’io un tempo non lontano mi sono sentito ‘con la pelle scura’ nell’ospitaliera Macerata. E a nulla valevano le accorate ‘difese razziali’ dei miei zii Patrassi: “lui in realtà è maceratese purissimo” alludendo ai miei genitori. Non era bastato. E dunque il cosiddetto ‘problema immigrazione’ nasce molto prima in questa città di Maria (un titolo che bisogna meritarsi, profetizzo’ un santo in piazza nel 1991) molto prima di ora e di qualche anno fa. E che poi l’arrivo dei migranti ha solo posto più in luce, trovando giustificazioni alla alla luce, sissignori!, pure di casi obiettivi.

GRIFINE ALLO SPIEDO. Stavolta il Griphus sempre triumphans è andato bruciato al girarrosto dei calci di rigore nella lotteria per restare in B. Chiaro, il simbolo del calcio perugino non e’ la papera maceratese, che gioiosamente si cucinerà tra due settimane, ma il vulnus inflitto ad una città dalla storia tanto comune alla nostra non può non riguardarci solo se si pensa a Dugini, Turchetto, Morbiducci, Pagliari, Malizia e sopratutto Federico Melchiorri che peraltro ha siglato il gol dell’inutile 2-1, perugino non potendo (perché uscito stremato al 100′ ) poi tirare un rigore che alla luce dei fatti (cfr Iemmello) si sarebbe rivelato decisivo. In un momento per di più nel quale la Maceratese vorrebbe ricominciare a volare con la nuova amministrazione che uscira’ dalle urne settembrine: un sogno da nutrire ora nella forzata anticamera matelicese. “Non è un caso che La Gazzetta dello Sport indichi nella situazione della propria squadra di calcio, la carta d’identità stessa della Città”: segnala Roberto Patrassi, per 25 anni dirigente del Grande Milan.

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