Dopo oltre un anno dal Covid senza gusto e olfatto, l’inferno di Martina

La brutta storia arriva da Porto Sant’Elpidio

di Maikol Di Stefano

Senza gusto e olfatto dopo oltre un anno dalla guarigione dal Covid. E’ la storia di Martina Maurizi, trentenne di Porto Sant’Elpidio, che da oltre dodici mesi ha dovuto cambiare completamente il suo stile di vita a causa degli effetti del long covid. Una problematica quella legata ai postumi del virus, a cui forse troppo spesso non viene data la giusta importanza.

Bisogna però fare un bel passo indietro, tornando addirittura a dicembre 2020, durante la seconda ondata della pandemia. E’ in quei giorni che Martina dopo un contatto con un positivo, poco prima dell’immacolata, decide di autoisolarsi nella propria stanza. “All’inizio stavo bene, non avevo sintomi”. Quelli arriveranno poco dopo il primo tampone positivo. E’ il dieci dicembre quando inizia ufficialmente il calvario della ragazza. “Nel giro di dodici ore avevo febbre, problemi intestinali, emicrania, dolori muscolari, raffreddore e qualche colpo di tosse. – racconta la ragazza – All’epoca era proprio la tosse il sintomo a cui si dava maggiore importanza, ma fortunatamente è scomparsa in pochi giorni. Purtroppo però verso la fine della quarantena arriva anche la perdita del gusto e dell’olfatto”. Un quadro clinico che si può definire quasi classico del periodo, dove a ferire Martina è più la componente emotiva che quella fisica vera e propria. “A livello mentale è stata una valanga che mi ha travolto. L’isolamento assoluto mi ha toccato nel profondo, rimanere per ventuno giorni da sola chiusa in una stanza impaurita, preoccupata, cercando di tranquillizzare i familiari dall’altra parte non è stato facile”.

Si passa spesso le mani sul viso e tra i capelli mentre ricorda quei giorni Martina. “Quando sono uscita all’inizio ero felice, ma provavo paura per chi avevo intorno, non potevo contagiare più nessuno, ma avevo sempre il timore che ciò potesse accadere e così tendevo a tornare spesso in quella stessa stanza. Il primo regalo che mi ha lasciato alla negatività il covid è stata la claustrofobia. Non avevo mai avuto problemi prima, oggi non posso stare in una stanza dove sia le finestre che le porte sono chiuse”. Fuori dalla quarantena, negativa ai tamponi, ma non fuori dal virus. Questo è quello che è accaduto nelle settimane seguenti alla trentenne. “Il primo sintomo del post covid sono stati i problemi intestinali, passavo settimane con la dissenteria continua a settimane di blocco totale. Ho perso diversi chili e nelle prime settimane dopo la guarigione era tornata la febbre e con essa l’emicrania”.

Un vero e proprio shock a cui il corpo di Martina fatica a rispondere, perché nel frattempo gusto e olfatto che dovrebbero tornare da soli, continuano ad essere latenti. Alla fine di gennaio del 2021, un mese dopo la guarigione, Martina ha un blocco a livello intestinale e le percezioni di odori e sapori sono minime. “Qualsiasi odore al naso mi ridava di plastica bruciata, qualsiasi cibo era amaro”. Inizia a questo punto un trattamento farmacologico che l’accompagna fino a primavera e se l’intestino recupera, olfatto e gusto restano ancora un ricordo da ritrovare. “Tanti pensano che il problema sia legato direttamente alla bocca o al naso, ma i medici mi hanno spiegato che parliamo di uno strascico neurologico. – spiega Martina – Il virus ad oggi non prende di mira il cervello, ma in alcuni colpisce i recettori di gusto e olfatto che sono alla base del cervello stesso”. Un problema che la ragazza si porta dietro ancora oggi “L’intensità rispetto ai primi mesi è aumentata, percepisco odori e sapori, ma non li riconosco. Ad occhi chiusi io non saprei riconoscere se sto mangiando una bistecca di carne o un filetto di pesce. Oggi vivo con sapori tutti miei che abbino al cibo e questo fa ridere, a volte, perché oggi mangio cose che prima rifiutavo perché per me hanno semplicemente un sapore differente da quello reale e di cui io ho memoria”. Una battaglia che forse però ha trovato finalmente una via da percorrere, al fine che Martina recuperi la sua vita al 100%. “Ho scoperto un protocollo di post covid, per tutti i pazienti che hanno avuto come effetto collaterale la perdita o un recupero parziale o distorto di gusto e odori. Nelle Marche il centro che si occupa di ciò si trova a Fano, diretto dal Dottor D’Ascanio. – racconta la trentenne elpidiense – Quando entri all’interno del progetto, come primo step hai la visita col dottore che è otorino, un momento che serve a controllare la presenza di eventuali problemi strutturali. Il secondo step è un olfattometria. Un test che consiste nell’odorare una serie di biro, ognuna col proprio odore, ed in base alle risposte che vengono fornite i medici stilano una classifica con un punteggio che ti fa rientrare in una delle fasce di recupero. Fatto ciò si parte con una terapia farmacologica che consiste nella somministrazione di un neuroantinfiammatorio a cui si aggiunge la riabilitazione olfattiva. Ovvero di acquistano otto tipologie di oli essenziale e due volte al giorno, per tre mesi, devi odorarli. Cercando di arrivare entro il termine dei novanta giorni ad imparare a distinguerli. Oggi io riesco a percepire, ma non so più dare un nome a cosa sento e mangio”.

Un problema quello del long covid che coinvolge sempre più pazienti guariti, ma di cui spesso nessuno conosce la soluzione, finendo solo col temporeggiare senza risultati. Una situazione che Martina a trent’anni ha deciso di cambiare, prendendola di petto e provando a recuperare la sua vita cambiata, in ventuno giorni, dentro una stanza a causa di un virus che da troppo tempo tocca le vite di tutti senza fare distinzioni.

Andrea Busiello
Author: Andrea Busiello

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