Dino Pagliari torna alla Rata: ha prevalso il “richiamo della foresta”

ECCELLENZA – Il neo tecnico biancorosso è una vecchia conoscenza: lasciatelo lavorare

In questo tourbillon di avvicendamenti sulle panchine ci sono cambi di routine ed altri che, potenzialmente, hanno prospettive molto diverse. Il ritorno di Dino Pagliari a Macerata appartiene decisamente a quest’ultima categoria. Con la maglia biancorossa, in due fasi ben distinte, lasciò un’impronta indelebile. Fu gettato nella mischia a 16 anni quando forse si aveva anche meno remore a lanciare “sbarbatelli” in prima squadra. Si veniva da una retrocessione rovinosa dalla “C” ed un po’ per scelta, un po’ per necessità, si intraprese la linea-giovane, quella che portò poi al biennio d’oro tra il ’79 e l’81. Dino ritornò all’Helvia Recina, dopo un’onoratissima carriera con 6 gol in Serie “A” a Firenze, nell’83 risultando determinante in una rocambolesca salvezza ottenuta a Ravenna. Lì a fine partita prese il microfono da un esterrefatto giornalista e, pensate un po’, dettò le sue personalissime “pagelle”. Gli anni nel frattempo passavano ma la classe era intatta: con Mister Balugani, per un breve periodo, si tornò a sognare con Pagliari senior spesso innescato dal talento purissimo di Gianni Frinzi, uno dei piedi più “educati” nell’intera storia della Rata. Nell’87 un brutto infortunio lo tolse di mezzo a metà campionato e la squadra sprofondò in Interregionale, primo step di un devastante ciclo che portò alla cancellazione della vecchia SS Maceratese. Corsi e ricorsi storici nel ’98, con la presidenza Monachesi, assunse la guida tecnica proveniente da Pesaro con un lungo girovagare per l’Italia. Dopo l’ultima esperienza a Terni nel 2019 sembrava essere un po’ uscito dai radar ma evidentemente, sotto sotto, il “richiamo della foresta” non era del tutto sopito. Alla società che ha fatto una scelta illuminata ma anche un pizzico coraggiosa, una raccomandazione: “lasciatelo lavorare”, senza se e senza ma. Dino Pagliari appartiene ad una genìa di allenatori che sa riconoscere in un Amen chi sa giocare al calcio e qualcuno ricorda alcuni exploits come l’aver portato il Ravenna in “B” conquistando anche la “Panchina d’oro”. Non crediamo che abbia una particolare inclinazione per i compromessi e non crediamo nemmeno che l’età lo abbia, in qualche modo, “intenerito”. Se le “componenti” lo comprenderanno ci sarebbe tutto…per togliersi delle soddisfazioni. Ricordando, qua e là, anche i vecchi tempi.

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