Difendere la Penisola della Circular Economy

Nell’anno dei brindisi per i trionfi sportivi tinti d’azzurro, l’Italia mantiene la medaglia d’oro tra le principali economie dell’Unione europea per l’economia circolare. Il dato è reso noto dal Rapporto sull’Economia Circolare 2021.

Nel documento consultabile nel sito del circular economy network si precisa che il nostro Paese, nella classifica della produzione circolare, senza evidenziare netti miglioramenti rispetto allo scorso anno, conserva tuttavia, con 26 punti, un distacco di 5 lunghezze sui “cugini” d’Oltralpe. I numeri sono eloquenti e mettono in rilievo una quota di riciclo complessiva del 68% contro una media europea del 57%. Analizzando più nel dettaglio, ci si può agevolmente accorgere che, per quanto riguarda la produttività delle risorse, il nostro primato si attesta a3,3 euro di PIL ogni chilogrammo consumato. La media europea è ferma ad 1,98 euro.

(Foto dal sito circular economy network)

Cala, anche se non in maniera vertiginosa, la quota di energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo energetico totale. Da questo punto di vista la nostra nazione scende al 18,2%, attestandosi al secondo posto, dietro alla Spagna (18,4%) ma davanti a Germania (17,4%), Francia (17,2%) e Polonia (12,2%). Inoltre, rispetto al totale degli occupati nell’Unione Europea le persone che hanno trovato un impiego in alcuni settori d’importanza cardinale per la circular economy sono l’1,71 del totale. In Italia, rappresentano il 2,05%, appena sotto la Polonia (2,18).

Si tratta di dati incoraggianti ma è necessario non abbassare la guardia. In particolare, per non perdere ulteriore terreno, occorre rafforzare le misure per l’economia circolare e assegnarle un ruolo strategico nel Piano nazionale per la Transizione ecologica. Il focus del documento di quest’anno dal quale sono tratti i dati citati, riguarda il contributo che l’economia circolare dà alla lotta ai cambiamenti climatici. Secondo il Circularity Gap Report 2021 del Circle Economy – che misura la circolarità dell’economia mondiale – raddoppiando l’attuale tasso di circolarità dall’8,6% (dato 2019) al 17%, si possono ridurre i consumi dei materiali dalle attuali 100 a 79 gigatonnellate e tagliare le emissioni globali di gas serra del 39% l’anno.

In questa direzione, indicata dalla Ue, l’Italia ha compiuto alcuni importanti passi avanti. Nel settembre 2020 sono stati approvati i decreti legislativi di recepimento delle direttive in materia di rifiuti contenute nel Pacchetto economia circolare mirato a prevenire la produzione di rifiuti, incrementare il recupero di materie prime seconde, portare il riciclo dei rifiuti urbani ad almeno il 65% entro il 2035, ridurre a meno del 10% entro la stessa data lo smaltimento in discarica. Entro il marzo 2022 dovrà inoltre essere approvato il Programma nazionale di gestione dei rifiuti. E il nuovo Piano Transizione 4.0, più orientato alla sostenibilità rispetto al precedente Piano Industria 4.0, prevede specifiche agevolazioni per gli investimenti delle imprese finalizzati all’economia circolare. Misure importanti ma non ancora sufficienti per difendere e consolidare nel tempo la “repubblica” della circular economy.

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