Decaro confermato “sindaco d’Italia”: nel suo discorso il ricordo commosso del sisma e di Camerino

“Davanti agli occhi ho ancora le lacrime del sindaco Pasqui: bisogna superare il paradosso dello Sbloccacantieri”

Il sindaco di Bari Antonio Decaro è stato rieletto per acclamazione, come unico candidato, presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani durante la 19esima Assemblea congressuale che si è tenuta mattina ad Arezzo. Decaro era stato eletto per la prima volta nel 2016 e resterà in carica per i prossimi cinque anni.

Un’ora di discorso senza interruzioni che lo ha portato innanzitutto a ricordare il sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Cristini tragicamente scomparso. Un pensiero anche per i sindaci di Matera e Venezia che stanno pagando a caro prezzo l’emergenza derivante dal maltempo. Ma una ampia parte del discorso, Decaro l’ha dedicata ai sindaci dei Comuni colpiti dal sisma del 2016 e in particolare ha ricordato la sua visita a Camerino accompagnato dal sindaco Gianluca Pasqui, chiedendo esplicitamente il superamento dello “Sbloccacantieri” che “ha sbloccato tutti i cantieri d’Italia, meno quelli delle zone del terremoto”.

“Noi sindaci siamo abituati a fare i conti con una coperta che è troppo corta” ha detto De Caro “e troppe volte ci troviamo costretti a dire dei no. Vi chiedo di spiegare queste cose a chi questa sensazione non l’ha vissuta. Vi chiedo di spiegarlo anche in nome e per conto di quei sindaci dei Comuni che sono stati colpiti dal terremoto perchè loro sono lì a lavorare ogni giorno, molti non hanno potuto essere presenti qui oggi, perchè devono stare in bilico fra la voglia di sbloccare una complicata procedura amministrativa magari per cercare di mantenere la quotidianità, di tenere insieme non solo le macerie fisiche del terremoto ma anche le macerie sociali: si sfaldano le famiglie, le amicizie, sono morte delle persone. Ecco, questi sindaci sono lì in bilico fra la voglia di sbloccare una procedura amministrativa e il rischio che fra capo e collo gli arrivi un avviso di garanzia. Invece di fare una norma ad hoc che faciliti la ricostruzione in quei Comuni, abbiamo fatto una norma ad hoc che la rallenta quella ricostruzione e la rende più complicata. Uno su queste cose potrebbe anche sorridere, ma non ci riesco.

Non ci riesco perchè ho ancora vivo il ricordo di un pomeriggio che ho passato in uno di quei Comuni. Ero stato eletto presidente di questa associazione da poco e sono stato a Camerino. Il sindaco dell’epoca, Gianluca Pasqui, mi accompagnò in una di quelle che ricorderò come una delle passeggiate più tristi della mia vita. A un certo punto, attraversando il paese, ci siamo trovati di fronte a una imponente sede dell’Università di Camerino nata nel 1336. Il sindaco mi disse che dopo 680 anni, forse per la prima volta quell’università avrebbe smesso di accogliere i sogni e le ambizioni di migliaia di ragazzi che arrivano da più parti d’Italia. E si chiedeva se lui, da semplice sindaco, sarebbe stato in grado di ricostruire le strade, le case, di mettere di sicurezza quelle aule e chiedeva a me di aiutarlo. Mi diceva ‘aiutami, aiuta tutti i sindaci che sono in queste condizioni’. E me lo diceva con la voce rotta, con gli occhi pieni di lacrime. E io davanti a quegli occhi, anche nel ricordo di quella voce rotta, oggi mi sento impotente come allora. E sono a chiedere che questo paradosso dello ‘Sbloccacantieri’ venga superato subito”.

 

Franco Cameli
Author: Franco Cameli

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