CALCIO – L’intervista all’estremo difensore del Campiglione
Jonathan D’Ambrogio, portiere del Campiglione, classe 1985, è un calciatore che porta con sé un bagaglio di esperienze significative, avendo militato tra Serie D ed Eccellenza. Dopo un periodo di inattività, quest’anno ha deciso di rimettersi in gioco e tornare in campo. Non solo è il portiere della prima squadra, ma allena anche i giovani portieri nel settore giovanile, trasmettendo la sua passione per il calcio.
Abbiamo ascoltato Jonathan in un momento particolarmente emozionante, a seguito della partita di sabato scorso, in cui il Campiglione ha trionfato con un convincente 3-0 contro il Monte San Pietrangeli. La cosa straordinaria? Proprio lui ha siglato il terzo gol, trasformando un rigore e portando la squadra verso la vittoria.
“Ogni volta che c’è da tirare un rigore, chiedo sempre io di farlo”, ci racconta Jonathan con un sorriso che tradisce la sua passione. “Amo farlo, è qualcosa che ho dentro fin da bambino. Prima di diventare portiere, giocavo come attaccante e quella fame di gol non mi ha mai abbandonato”.
La vittoria di sabato ha avuto un sapore speciale per Jonathan e per tutta la squadra. “È stato fondamentale vincere, soprattutto dopo la brutta sconfitta contro il Montottone. Volevamo riscattarci”, spiega con un tono serio. “In più, abbiamo voluto dedicare questa vittoria al nostro amico e direttore sportivo, Juri Cozzi, che ha subito una grave perdita. Suo padre, un grandissimo sportivo, ci guardava sempre con orgoglio”.
Jonathan, come veterano, ha preso l’iniziativa di spronare i suoi compagni: ho chiesto a tutti di dare il massimo in campo e loro hanno risposto alla grande, soprattutto nel secondo tempo. È stato un secondo tempo spettacolare, e quei gol sono stati frutto di un lavoro di squadra.
L’emozione di segnare, unita al pensiero dedicato all’amico, ha reso questo momento indimenticabile per Jonathan.“È un’emozione unica, che difficilmente dimenticherò”, conclude. Il suo spirito, la sua dedizione e il suo amore per il calcio risuonano forti, rendendolo un esempio per i giovani calciatori che ha l’onore di allenare.
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