Dal cuore delle Marche al mondo: la storia di NEC International Language Support

Neil Pennock di NEC International Language Support: corsi di lingue e progetti futuri per studenti e aziende.

Di Matteo Bordacconi

Abbiamo intervistato Neil Pennock, insegnante madrelingua di inglese che ha fondato a Porto Sant’Elpidio NEC International Language Support. Nel suo centro lui e il suo team offrono supporto linguistico a ragazzi e ad aziende private. Neil ci ha raccontato l’evoluzione che la sua attività ha avuto nel corso degli anni, di come dall’inglese si sia aperta ad altre lingue come lo spagnolo, il francese e il tedesco. Questa crescita ha fatto sì che il suo progetto si espandesse sempre di più attraverso nuove scuole di lingua aperte in Europa e nel mondo. Grazie alla sua collaborazione con diverse scuole locali, in cui prepara gli studenti ad ottenere certificazioni linguistiche come il Cambridge e lo IELTS, Neil ha potuto evidenziare quelli che secondo lui sono i problemi della scuola italiana in merito all’insegnamento dell’inglese, ovvero una troppa importanza data alla grammatica e alla letteratura a discapito dello speaking. Infine, dopo averci parlato di alcuni lavori di traduzione di libri che lo hanno coinvolto, ci ha illustrato quali sono i progetti futuri della sua attività.

Mi sono trasferito in Italia nel 2008, ho iniziato ad insegnare principalmente per l’inglese – racconta Neil.- Infatti, inizialmente ci chiamavamo Neil English Courses perché, come dice il nome stesso, insegnavamo solo questa lingua. Nel corso del tempo, soprattutto durante il Covid, siamo diventati molto più popolari perché le persone si sono rese conto che non dovevano necessariamente avere delle lezioni in presenza ma anche online grazie a piattaforme come Zoom. Perciò divenne molto facile insegnare a persone che non erano fisicamente presenti. Inoltre a causa della velocità del lockdownci sono stati molti studenti universitari fuori sede dell’area di Porto Sant’Elpidio che sono rimasti bloccati in città come Milano e Roma e che, oltre ad avere lezioni con me, hanno parlato ai loro amici e colleghi riguardo me e lo stile delle lezioni. Quindi, durante il periodo del Covid divenne molto più frequente avere lezioni online e di fatto siamo cresciuti sotto ogni aspetto, è stato fantastico per noi. Quasi di punto in bianco abbiamo avuto molti più studenti, il che è stato molto positivo per noi. Dopo il Covid abbiamo iniziato a diventare più popolari non solo con l’inglese, ma anche con le altre lingue. Così Neil English Courses è diventato NEC International Language Support. NEC è l’acronimo di Neil English Courses perché è importante riconoscere che la maggior parte del lavoro che facciamo è in inglese ma non era corretto mantenere quel nome poiché offrivamo corsi in tedesco, francese, spagnolo ecc. In questo senso la nostra società è cresciuta molto così come l’opportunità di offrire supporto alle persone. Prima del Covid lavoravo all’interno delle aziende come tutor linguistico, ma dopo il Covid ho iniziato a offrire supporto online come il controllo dei report in inglese o qualche altro tipo di supporto linguistico. E’ diventata praticamente una divisione tra lezioni private per studenti o persone che lavorano, e supporto linguistico per aziende. Inoltre dopo il Covid, come sai l’economia dell’Italia è cambiata e perciò le aziende italiane sempre più frequentemente hanno dovuto lavorare con aziende estere oppure sono state acquistate da aziende estere. Perciò l’inglese è diventato molto più importante nel loro lavoro, infatti se ora fai un colloquio di lavoro in parte sarà in inglese.

Come ha detto, non insegna da solo ma è affiancato anche da altri insegnanti di altre lingue.

Il mio business partner si chiama Nicolò Parmegiani e con lui abbiamo sviluppato diversi progetti e attività all’interno dell’azienda. Poi, separatamente, ho un team di insegnanti e traduttori che lavorano per me in lingue differenti. Ed è importante per me che tutti gli insegnanti siano madrelingua perché hanno una conoscenza approfondita e di alto livello della lingua che è molto utile ed importante nel mondo del business. Alcuni si trovano nelle Marche, abbiamo tre insegnanti di inglese che lavorano nel Regno Unito, due in America e poi abbiamo insegnanti di spagnolo a Madrid e in Messico. Insomma, abbiamo insegnanti provenienti da diverse aree del mondo. La flessibilità è molto importante, parte del mio lavoro è gestire i diversi insegnamenti e il rapporto con gli studenti”.

Lei inoltre insegna in diverse scuole e prepara gli studenti per esami linguistici come quello Cambridge e IELTS. La mia domanda quindi è: gli studenti italiani parlano bene inglese? L’inglese è insegnato correttamente nelle scuole?

“E’ una domanda veramente interessante. Penso che in Italia, ma anche in altri paesi europei, il programma didattico è focalizzato sulla grammatica e sulla letteratura, e meno sullo speaking. E quando lavori in una compagnia le cose che sono più importanti sono lo speaking e la comunicazione. Si, la grammatica è importante però credo che ci sia un gap di conoscenza tra ciò che viene insegnato nelle scuole e quello di cui si ha bisogno nella vita quotidiana. Ed è per questa ragione che al momento sto facendo un dottorato in cui sto analizzando questo gap per capire come meglio affrontarlo. Ora le scuole, nella nostra area certamente, stanno comprendendo questo gap e questo è il motivo per cui ora vado nelle scuole medie e superiori per migliorare le loro abilità comunicative e il loro speaking oltre che a preparare le persone per esami come il Cambridge, IELTS e Trinity”.

Lei offre supporto non solo agli studenti, ma anche agli insegnanti di inglese. Anche loro fanno fatica con la lingua?

“Penso che quando sei un insegnante è molto facile semplificare la tua lingua, o qualsiasi materia che stai insegnando, per andare incontro alle persone a cui stai insegnando. Di conseguenza, se insegni inglese solo nelle scuole elementari avrai bisogno di utilizzare un inglese molto basico e questo fa sì che sia possibile che nel tempo le tue abilità linguistiche si erodano. Di questo sono molto consapevole, l’ho visto molte volte in posti differenti, non solo in Italia. Per rispondere alla tua domanda, uno dei ruoli che ho è quello di insegnare agli insegnanti. Offro anche programmi di formazione didattica per certificazioni come il TESOL ma anche altre. Mi piace molto questo tipo di attività. Per esempio, a San Severino in una scuola dove insegno, più o meno quasi tutti gli insegnanti di inglesi assistono alle mie lezioni per il “Cambridge First” solo per ascoltare e porre attenzione al mio accento e alla mia pronuncia”.

Il primo centro che hai aperto è stato a Porto Sant’Elpidio, poi hai espanso il tuo progetto ed hai aperto altri centri in Spagna, Malta, Portogallo e in altri paesi.

Se imposti un modello, come ho fatto io qui a Porto Sant’Elpidio con il centro linguistico, e quel modello funziona tu puoi replicarlo in altre parti. Questa è una delle cose che abbiamo iniziato a fare. Proprio perché abbiamo insegnanti in diversi paesi abbiamo avuto l’opportunità di creare nuovi centri o centri virtuali in quei paesi. Inoltre, anche le collaborazioni che ho con altre scuole linguistiche rappresentano un’opportunità per creare e sviluppare del lavoro in quelle determinate aree. Come hai detto, abbiamo molto lavoro in Malta, a Madrid, in Portogallo; stiamo mettendo su qualcosa anche in New Jersey, ad esempio una mia insegnante lavora lì e tramite lei stiamo organizzando corsi e gite. Insomma, spero di essere molto bravo a cercare opportunità per poi svilupparle. Il mio sogno è quello di avviare qualche tipo di attività in Sud America perché ho vissuto lì per un po’ e penso che sia una grande opportunità. Ovviamente, appena vai in un altro continente hai diverse regolazioni e una diversa burocrazia ma comunque è qualcosa a cui sto pensando per il futuro”.

Hai detto che lavori con scrittori per quanto riguarda i lavori di traduzione. Hai tradotto libri dall’italiano all’inglese, recentemente l’hai fatto con un libro chiamato “Il percorso di Nefino”. Con quanti scrittori lavori? E ti occupi di traduzione di libri o anche di qualcos’altro?

Come azienda abbiamo sempre svolto lavori di traduzione, abbiamo contratti con i tribunali di Fermo e Macerata per quanto riguarda le traduzioni linguistiche. Abbiamo tradotto patenti di guida, passaporti e altri documenti. Questa è un po’ la parte del nostro lavoro. Recentemente, soprattutto con l’introduzione dell’AI, c’è stato un grande aumento nell’attività di traduzione principalmente perché gli strumenti di traduzione attuali non sono molti buoni per la scrittura in generale, magari possono esseri buoni per delle traduzioni tecniche ma non per i romanzi o per qualcosa che non sia molto accademico. La prima volta ho lavorato con un autore chiamato Giampiero Bartolini qualche mese fa per tradurre il suo libro in inglese. Questo perché gli scrittori italiani hanno un discreto successo in Italia, ma allo stesso tempo hanno la percezione che ci sia un mercato più grande fuori dall’Italia. Quindi se il libro può essere tradotto in inglese c’è la possibilità di sviluppare e diffondere ulteriormente il proprio lavoro e la propria conoscenza. Attualmente sto lavorando con Giampiero, ho recentemente tradotto il suo libro per la casa editrice Pathos (Edizioni) che è uscito pochi giorni fa e ne sono molto contento. Proprio grazie a quel lavoro mi trovavo in una fiera del libro a Roma all’inizio di dicembre dove ho incontrato un’autrice di Morrovalle che ha scritto libri sull’autismo e che mi ha chiesto di tradurre il suo libro sempre per Pathos. Inoltre, proprio in questi giorni ho avuto la conferma per la traduzione di un altro libro per un’altra casa editrice. Ecco, sembra che al momento ci sia una considerevole quantità di lavori di traduzione e per me i libri sono molto interessanti perché non si tratta di tradurre parola per parola ma di cogliere il senso generale, che è molto importante. Un anno fa non avrei immaginato di svolgere questo tipo di traduzioni”.

Quali sono i suoi progetti per il futuro? Cosa ha in mente al momento?

Recentemente, oltre a tradurre i libri, sono diventato un consulente per un’organizzazione benefica internazionale chiamata “Inclusion International” il cui lavoro è quello di supportare in tutto il mondo adulti, ma anche bambini, con disabilità intellettive. Ho preso parte in numerosi progetti con loro ed al momento sono il loro traduttore ufficiale e questo per me è fantastico. Inoltre, come ho detto prima sto cercando di sviluppare ulteriormente le attività che abbiamo avviato nei diversi paesi e provare ad espanderle. E poi vorrei riuscire a coltivare ed accrescere le opportunità che potrei avere in altri paesi come in Sud America, il che per me sarebbe fantastico. Infine sono anche professore al Victoria College a Londra dove offriamo corsi di laurea, masters e altre qualifiche. Il sistema lì è diverso da quello italiano nel senso che è modulare e principalmente online, il che può sembrare strano qui in Italia ma è molto popolare in America e nel Regno Unito. Pertanto con questa istituzione sono in grado di offrire diversi programmi qui in Italia e in Europa. Ho una responsabilità di sviluppo globale all’interno di quel college che mi permette di far crescere e migliorare il lavoro che faccio. Insomma, molte cose interessanti. Allo stesso tempo però la cosa importante è mantenere lo stesso approccio e stile di insegnamento che applichiamo ogni giorno”.

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