Da “Riolfone” a “Riolfino”: il mister della Fermana di nuovo nell’occhio del ciclone

SERIE C – I sette punti (casuali) avevano illuso ma i problemi rimangono: k.o. col Teramo pesante, scelte sbagliate e intervista rabbuiata

La Fermana è tornata coi piedi per terra. Pesante la battuta d’arresto con il Teramo a sei partite dalla fine. E il tecnico Giancarlo Riolfo, che s’era salvato poche settimane fa per il rotto della cuffia, quando oramai l’ambiente l’aveva sfiduciato, è tornato a far parlare di sè. Sì, perchè i tre risultati di fila (abbastanza casuali) avevano evidentemente illuso ma non bisognava fermarsi mica a quei 7 punti. Lo 0-0 con la Lucchese fu una manna dal cielo (palo più rigore parato da Ginestra), così come l’1-0 nel derby con l’Ancona (Ginestra miracoloso per due volte) e il 2-1 a Pontedera (che carambola per il raddoppio di Pannitteri). Fortuna che aiuta gli audaci? Sicuramente sì, ma nel frattempo i problemi son rimasti.

I canarini non tirano mai in porta, lo staff fa confusione, c’è sempre il solito clima pesante. E’ tornato ad esserlo nel post gara con il Teramo. Bastava guardare la faccia del tecnico Riolfo, rabbuiata come non mai. Giustificabile dopo aver perso per la prima volta in casa nella sua era, ma i 40 secondi di parlato durante l’intervista sono stati imbarazzanti. Ai microfoni dell’ufficio stampa l’allenatore si è limitato a rivolgere mezza sviolinata ai tifosi (“Ci hanno sempre sostenuto”) e nulla più (“Sono molto rammaricato”, il massimo che ha saputo dire). Un tempo, qualche mese fa, durante le conferenze voleva spiegare come si deve vivere la vita, ora non ha più voglia di parlare.

Con chi ce l’aveva il tecnico? Forse con se stesso per aver sbagliato formazione, cambi e modulo. E pensare che aveva voluto far allenare la squadra anche la mattina della partita, pur avendo gente a pezzi (Blondett, Cognigni, Rossoni, Frediani). “Ragazzi, andiamo dentro 5 minuti”, aveva detto Riolfo ai giocatori verso le ore 11.30 mentre aspettavano di cominciare il risveglio muscolare al Pelloni. Il gruppo è tornato in spogliatoio ed è poi uscito per iniziare rapidità e parte tattica dopo circa mezzora di chiacchiere… Rifinitura della rifinitura, discorsi, focus e flussi di coscienza, peccato poi che per accorgersi di aver sbagliato modulo son dovuti passare trenta minuti del primo tempo, con il tridente del Teramo a dominare sino a quel momento gli uno contro uno al cospetto dei difensori gialloblu… Dal 3-4-2-1 al 4-4-2 in un amen, che forse è meglio. Il problema è che poi in campo c’erano il disidratato Blondett (aveva giocato con la febbre a Pontedera per poi rimettersi a letto fino al Teramo) con le gambe mollicce quando Malotti si è inventato la serpentina decisiva in occasione dell’1-0,  il mezzo infortunato Rossoni e, nella ripresa, si è deciso pure di far entrare l’influenzato Cognigni al posto di Tassi in preda ai crampi. “Cogno” non si è mosso, in evidente stato narcolettico. Al minuto 26′ della ripresa la Fermana aveva già terminato gli slot dei cambi avanzando una possibile sostituzione (il quinto cambio è rimasto in canna), dettaglio che non è un dettaglio (Kyeremateng poteva essere utile nel finale) e che in molti hanno notato.

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