Da Domizzi a Cornacchini passando per il rinnovo, Ginestra a tutto gas: “Gioco fino a 45 anni”

SERIE C – Il portiere della Fermana il più vecchio della categoria: “Non conta la carta d’identità ma il rendimento. A Modena contro una squadra da B”

Nella classifica dei più longevi del girone B di Serie C, il classe ’79 Paolo Ginestra è in testa. Medaglia d’argento per il difensore Emerson dell’Olbia (16 agosto ’80), bronzo per il portiere del Modena Narciso (1 ottobre ’80) che Polipo Paul ritroverà al Braglia da avversario sabato prossimo. Poi, via via, i vari Valiani, Fumagalli (appena passato alla Viterbese dal Seregno), Terzi, Silvestre, Guberti, Pisano. Molti di questi, in passato, sono stati protagonisti in Serie A. E nella top 10 compare pure…Ettore Marchi.

Comanda la Fermana nella speciale graduatoria, con Ginestrone da record. 43 anni il mese prossimo ma nessuna intenzione di gettare bandiera bianca. “Mi sono dato una linea, prima dei 45 anni non smetto mica – ha detto Polipo Paul -. Guardo il rendimento e non la carta d’identità. Io e la Fermana ci dobbiamo ringraziare a vicenda, io per la chance che mi viene data e la società per come sto parando. Sono fiero di quello che ho dato alla causa in questi anni”.

Sono 85 i gettoni in maglia gialloblu, saranno 86 sabato al Braglia. “Affronteremo un Modena da Serie B che vorrà ripartire mostrando gli attributi”. Quelli che a Ginestra non mancano. “Come sono cambiato nel tempo? A livello di psicopatia sono sempre uguale, identico a quando avevo 18 anni. Curo l’alimentazione, non mi siedo come quei calciatori che hanno comprato casa, macchina ed hanno qualcosina da parte. Non tendo ad ammorbidirmi, altrimenti scenderei di categoria. Sono invece migliorato sotto particolari aspetti, prima litigavo un po’ di più, ora ci penso prima di aprire la bocca ma è anche vero che se divento piatto non posso fare il portiere. Mi piace il numero uno istintivo, altrimenti facciamo una partita a dama. E le piccole negatività me le porto dietro, mi fanno bene”.

Negatività, ad esempio, era la panchina iniziale con mister Domizzi, quattro gare da spettatore. “Sono sincero, dopo il campionato dell’anno scorso e il rinnovo degli ultimi mesi pensavo di poter giocare. Bastava che Domizzi fosse venuto da me a dirmi che avrebbe puntato su Moschin, un buon portiere. Non mi fece giocare neanche in precampionato quando mi tenne in panchina una partita intera (col Bitonto a Sarnano, ndr). Ginestra nella sua esuberanza è sempre stato vero, Mi sono messo a disposizione di Moschin che nelle prime gare ha fatto bene ed ha lavorato col massimo impegno. Ringrazio poi Riolfo per avermi fatto rientrare subito”.

Se con Domizzi il rapporto non era decollato, quello con Cornacchini durante il finale della scorsa stagione si era invece un po’ raffreddato. Tutto partì dall’esclusione di Paolo nelle ultime due gare, a salvezza acquisita. “Avevamo raggiunto l’obiettivo, ma c’erano ancora dei playoff in ballo. Mi ferì il fatto che alla penultima giocarono tutti titolari tranne me in porta. Forse il mister voleva dare un segnale, si poteva far bene anche senza Ginestra. Ma perchè non provare a rincorrere un sogno? Con la Casertana, qualche anno fa, arrivai ai playoff all’ultima curva. Avevo anche in ballo il record dei rigori parati da provare ad incrementare. Non ce l’avevo assolutamente con Massolo che è un fratello, è il portiere con cui ho lavorato meglio qui a Fermo. E non ce l’ho nemmeno con mister Cornacchini, non porto rancori, anche se so che non mi avrebbe voluto se fosse rimasto alla Fermana”.

Ora il contratto di Ginestra è in scadenza a giugno. “Non abbiamo parlato di rinnovi. Il dg Conti è intelligente, sa sempre quel che fa. Giocherò ancora per un po’ e farò il massimo fin quando sarò alla Fermana. Mi chiamano spesso squadre e procuratori nonostante i miei 43 anni, non posso rispondere a tutti. Sicuramente uomini come me, Urbinati, Scrosta e qualche altro la Fermana non ne troverà più. Per averli devi spendere dai 70 ai 100mila euro e non c’è nemmeno la certezza che facciano bene o amino la maglia come noi. Il complimento più bello che ho ricevuto in 20 anni di carriera è dentro alle parole del ds Scala, che qualche settimana fa ha sottolineato come la forza della Fermana risieda nel fatto che il gruppo storico si farebbe ammazzare per la causa. Mi ci son rivisto pienamente”.

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