Da Chiaravalle a Torino, Nicola è genio della Fiat

L’ex giocatore della Biagio Nazzaro ha disegnato gli interni della prima auto elettrica

di Gianluca Fenucci

Aveva 19 anni nel 2012 Nicola Bartolucci; aveva terminato il liceo scientifico ed era un ottimo calciatore della Biagio Nazzaro. Un pomeriggio disse a malincuore al suo allenatore che avrebbe lasciato la squadra perché si trasferiva a Torino per frequentare l’Istituto Europeo del Design.

 

Si può immaginare un po’ di preoccupazione in famiglia: il padre Marco, ex pilota, comandante dell’Alitalia, la mamma Gianna, docente di inglese, il nonno Walter, che se ne è andato nel 2016, primo tifoso della Biagio, che forse era il più dispiaciuto di tutti perché non avrebbe più potuto ammirare le prestazioni calcistiche del bravo nipote. Ma il coraggio e la determinazione pagano e ora Nicola Bartolucci lavora alla Fiat ed è il team leader dei designer che ha progettato gli interni della nuova Fiat 500 “La Prima”, prima auto elettrica del gruppo torinese.

“Ho frequentato lo IED, poi due mesi di stage in Suzuki – dice Nicola – e dal 2015 lavoro in Fiat. E’ stata dura lasciare Chiaravalle e la famiglia ma era un passo che volevo e dovevo fare. Ora sono soddisfatto anche se cerco sempre di migliorarmi e poi, visto che a Chiaravalle torno poco, ogni volta apprezzo di più le cose belle della provincia, la serenità, gli amici, la famiglia, il mare“. Nicola Bartolucci è un creativo, un disegnatore molto apprezzato eppure non perde l’umiltà degli inizi. “Il mio è un lavoro molto competitivo, dove contano le idee individuali ma dove si vince in gruppo. La cosa più importante è lavorare in team e si parte dalle criticità, dal desiderio di migliorare un prodotto. Ho lavorato su due progetti: la Fiat Centoventi, che celebrava i 120 anni del gruppo ed è stata presentata al salone di Ginevra, e La Prima elettrica che coniuga lo stile e la storia di un’auto iconica nata nel 1957 con il primo approccio della Fiat al mondo elettrico”.

Nicola non ha perso la passione per il calcio. “Gioco in Promozione nel Mirafiori: esco dall’ufficio e ho il campo sportivo a un passo. Il calcio mi è utilissimo nel lavoro: le prestazioni individuali devono essere dirette verso un unico obiettivo e vince sempre la squadra“.

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