Covid19, l’appello di due medici marchigiani: “Donate saturimetri”

Luzi e Lodolini presteranno servizio nell’Unità operativa speciale di continuità assistenziale di Ancona

“Ci servono saturimetri per poter monitorare i pazienti a casa in isolamento, anche telefonicamente”. L’appello è di due giovani medici marchigiani, Massimiliano Luzi e Paola Lodolini, che da lunedì presteranno servizio nell’Unità operativa speciale di continuità assistenziale (Usca) di Ancona che ha il compito di prestare assistenza ai pazienti positivi al Coronavirus che vivono in isolamento domiciliare e di effettuare i tamponi ai pazienti sospetti valutando insieme a loro, qualora non necessitassero di un ricovero ospedaliero, una terapia farmacologia da seguire da casa.

“Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus direttamente nelle case dei pazienti sono nate le Unità speciali di continuità assistenziale ordinate dai medici di medicina generale. – spiegano all’Agenzia Dire i due medici – Abbiamo necessità del vostro supporto per reperire in tempi brevi la strumentazione che possa aiutarci ad offrire la migliore assistenza, fare la differenza sul territorio e ridurre il rischio di ospedalizzazione del paziente. Ci occorrono in primis saturimetri da poter lasciare a casa dei pazienti in modo da poterli monitorare nel tempo. Ma ci occorrono anche i Dpi (tute idrorepellenti, mascherine Ffp2, Ffp3, mascherine chirugiche e materiale per sanificazioni)”.

Il saturimetro è uno strumento che consente di monitorare il grado di saturazione di ossigeno nel sangue grazie al quale i medici delle Unità operative di continuità assistenziale in molti casi potrebbero seguire i pazienti anche a distanza. Da qui l’appello a chiunque potesse donare questo tipo di strumento, non di facile reperibilità sul mercato ora. “Tutto quello che ci darete tornerà sul territorio in prima linea ad aiutare i pazienti direttamente nelle loro case. – continuano – Le Unità di continuità assistenziale effettuano il tampone ai casi sospetti stabilendo se sono positivi o meno e se necessitano di ospedalizzazione o meno definendo nel secondo caso anche un’efficace terapia farmacologica da seguire a casa. Oppure se le condizioni del paziente positivo sono peggiorate possono richiedere il ricovero ospedaliero prima che il quadro si complichi ulteriormente a livello polmonare. Grazie al saturimetro possiamo chiedere al paziente di misurare i valori autonomamente e possiamo monitorarlo telefonicamente. Non recarci a casa nuovamente ci consente di ottimizzare i tempi e risparmiare dispositivi di protezione individuale“.

Massimiliano, 43 anni e Paola, 37 sono medici corsisti di medicina generale, entrambi con figli. Non hanno esitato a buttarsi ‘in prima linea’ per frenare l’emergenza. “Mia moglie fa l’infermiera in un reparto Covid. – spiega Luzi – Abbiamo deciso di mandare i nostri figli, di cinque e sette anni, ad Ascoli dai nonni. È dal primo marzo che non li vedo ma sapendo che sono al sicuro con i nonni possiamo lavorare in prima linea con più serenità. La carenza dei dispositivi ha reso molto difficile il lavoro dei medici di famiglia che non potevano andare a trovare i pazienti a casa. Noi ora, coordinandoci con loro, andremo a casa delle persone e saremo i loro occhi e le loro mani”.

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