Covid19, Ancona come la Lombardia: bare in fila in una casa di riposo

L’Assessore Emma Capogrossi: “Nessuno di noi poteva mai immaginare una cosa del genere”

Il sole primaverile entra nelle stanze e lungo i corridoi di Villa Almagià ad Ancona ma l’atmosfera che si respira all’interno della residenza è glaciale. Da questi parti infatti il vento del Coronavirus non ha guardato in faccia a nessuno e in pochi giorni ha portato via cinque persone anziane mentre una decina si trovano tuttora ricoverate all’ospedale Geriatrico di Ancona in condizioni critiche.

Il vento della morte, un vento gelido che nel giro di una settimana ha cambiato per sempre la storia di questa struttura per anziani gestita dal comune di Ancona per mezzo di una cooperativa proveniente da fuori Regione. Una situazione che è letteralmente precipitata al punto tale che ad inizio settimana l’assessore ai Servizi Sociali, Emma Capogrossi ci confermava la presenza di sei persone ricoverate all’ospedale Geriatrico di Ancona per problemi riconducibili al Coronavirus. E invece il contagio, nessuno poteva mai immaginarlo, era solo all’inizio.

Lungo via Veneto in questi giorni è stato un continuo via e vai di ambulanze. Una presenza che di certo non è passata inosservata tra i residenti della zona: i soccorritori indossavano i dispositivi di protezione individuale, tanto da sembrare alieni vestiti di bianco dalla testa ai piedi. Chi ha visto quegli anziani uscire in barella da Villa Almagià con tanto di mascherina e ossigeno al volto ha rivolto una preghiera al cielo ben sapendo che la maggior parte di questi non avrebbero più fatto ritorno alla struttura. Lacrime agli occhi e disperazione anche tra il personale della Casa di riposo, impotente di fronte a questo killer silenzioso che non ha risparmiato neppure alcuni disabili ospitati al piano terra della struttura.

Conti alla mano, conti che nessuno avrebbe mai voluto fare, al momento tra pazienti deceduti e quelli ricoverati la parte riservata agli anziani di Villa Almagià si è praticamente dimezzata in fatto di presenze. Tanto dolore anche nella parole dell’Assessore Emma Capogrossi: “Nessuno di noi poteva mai immaginare una cosa del genere, siamo vicini ai familiari di queste persone, speriamo che la situazioni a Villa Almagià torni il prima possibile sotto controllo”.

Alcuni dipendenti di questa cooperativa sono finiti in quarantena proprio a causa dei tanti casi conclamati di coronavirus all’interno della struttura. Terribile il dolore dei parenti che in questi giorni per nessuno motivo possono accedere all’interno della struttura. E allora in caso di febbre o trasferimento in ospedale il messaggio arriva via telefono quanto basta per gettare nello sconforto l’intero nucleo familiare. Il resto è un calvario, un’esperienza che non si augura a nessuno, sopratutto in caso di decesso del proprio caro che per motivi sempre legati alla diffusione del Coronavirus viene subito chiuso nella cassa da morto. E allora non restano che i ricordi di una vita per sentirsi vicini ai propri cari ma in questi giorni di dolore in tanti avrebbero voluto tenere la mano del proprio caro fino all’ultimo battito del cuore e invece si può solo accarezzare la parte esterna del cofano funebre.

Scene di dolore che questa mattina si sono ripetute alla camera mortuaria dell’Inrca in via della Montagnola dove erano presenti una decina di salme tutte rigorosamente sigillate. Per non parlare poi del clima irreale nei vari cimiteri di Ancona dove alla tumulazione ha potuto assistere un solo familiare.

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