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Corruzione ad Ancona: l’imprenditore Molini si professa vittima, non corruttore

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Nuovi particolari dell’inchiesta “Ghost Jobs”

L’imprenditore di Cingoli, Tarcisio Molini, finito agli arresti domiciliari il 7 novembre scorso nell’inchiesta “Ghost Jobs” su presunti appalti pilotati in Comune ad Ancona, respinge con forza le accuse di corruzione.

Molini sottolinea di essere stato costretto a cedere alle richieste del geometra comunale, Simone Bonci, ristrutturare un bagno di casa per un valore di 26mila euro. Bonci è finito in carcere, dopo che il Comune – afferma l’imprenditore – aveva cambiato il progetto con aumento di costi: il timore di Molini era che il geometra, unico a rendersi conto del reale valore dei lavori svolti, si mettesse di traverso alla liquidazione degli interventi fatti in zona del Passetto, con rischi di fallimento della sua società Mafalda costruzioni.

Molini, scrive l’avv. Tommaso Rossi, ha reso “ampio interrogatorio il 23 dicembre” e ha depositato una lunga memoria per ricostruire i passaggi della vicenda, convinto di potersi difendere “a testa alta” e dimostrare la propria estraneità alle accuse.

(Ansa)

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