Comune conferma demolizioni capanni della Rocca: le proteste dei proprietari

I 54 manufatti abusivi dovranno essere abbattuti entro gennaio, ma i proprietari chiedono più tempo e criticano l’ordinanza comunale

di Gianluca Fenucci

Quei capanni sono parte viva della storia di Rocca Mare. Sono oltre 100 i manufatti che sorgono alla Rocca (Falconara), nel quadrilatero compreso tra la ferrovia e il mare e tra l’hotel Luca e il fiume Esino, quello che è stato definito uno “stabilimento balneare atipico”. 54 di quei capanni dovranno essere abbattuti visto “che si tratta di strutture abusive – sottolinea l’amministrazione comunale – costruite in una zona a elevato rischio idraulico, classificata come area esondabile, nella quale, già all’epoca della loro realizzazione, vigeva un divieto assoluto di edificazione imposto da strumenti urbanistici sovraordinati”. I proprietari sono insorti quando hanno ricevuto l’ordinanza dell’ufficio tecnico comunale che intima loro di abbattere i manufatti entro la fine di gennaio. E ci sono politici e cittadini che sono al loro fianco. «Quei capanni – dice Marco Baldassini, ex candidato a sindaco – sono stati costruiti 50 anni fa ed i proprietari hanno sempre pagato l’Ici, l’Imu, la Tari, l’illuminazione pubblica e le utenze. Durante gli ultimi 17 anni nei quali si sono succeduti i sindaci Brandoni e Signorini nulla è stato fatto e nel 2018 non è stato eseguito il progetto finanziato di 400000 euro della messa in sicurezza della sponda nord del fiume Esino proprio a protezione dei villaggi, i fondi sono stati dirottati altrove e l’amministrazione comunale non è stata capace di pretendere l’esecuzione delle opere». Gianni Arcangeli però fa notare che “non sarebbe stato giusto spendere la cifra cospicua di 400mila euro per tutelare un abuso edilizio”. «I proprietari dei capanni – ricorda Arcangeli – hanno fatto richiesta di sanatoria pur sapendo che non potevano essere sanati perché la legge Galasso non consentiva il rilascio di concessione in sanatoria qualora il manufatto fosse entro 200 metri dal fiume o dalla battigia. L’anomalia è che sono state fatte negli anni ordinanze di demolizione che non sono mai state fatte rispettare dalle competenti autorità».

Recentemente i proprietari degli edifici che fanno capo alla cooperativa Isola Blù e alla società Villaggio Bianco si sono riuniti in assemblea e nel documento scaturito chiedono alla sindaca Stefania Signorini di “sospendere l’ordinanza comunale temporaneamente perché non c’è la possibilità materiale di abbattere i manufatti in così poco tempo”. «C’è un piano di recupero del 2008 che intendiamo attuare anche se prevede la demolizione dei manufatti – dicono i proprietari – Per mettere in sicurezza la zona occorre eseguire le prescrizioni dell’Autorità di Bacino, cioè la difesa dell’argine sinistro alla foce del fiume per innalzare il territorio, con una proposta di progetto esecutivo, che abbiamo già presentato ed illustrato». L’amministrazione comunale però non intende arretrare dalla sua posizione. «I capanni presenti nell’area sono stati realizzati senza le necessarie autorizzazioni edilizie e risultano quindi opere abusive. Il contenzioso amministrativo, avviato proprio dai proprietari, ha portato i giudici amministrativi, sia il TAR che il Consiglio di Stato, a ribadire con chiarezza l’obbligo di demolizione dei manufatti».

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