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Comitati Terremoto Centro Italia: “Il sisma ha distrutto le case, il Governo ci toglie la dignità”

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“Mancano poche settimane alla fine dell’anno e non sappiamo ancora se verrà prorogato lo stato di emergenza”

Riceviamo e pubblichiamo da parte del Coordinamento Comitati Terremoto Centro Italia.

Se il terremoto ci ha distrutto le case, il governo ci sta togliendo la dignità ed il nostro futuro. La misura è colma dopo l’ennesimo “emendamento spot” sul sisma, ovvero quello relativo alla proroga del termine della busta paga pesante infilato a una manciata di giorni dalla scadenza dentro il “Decreto clima”. Ancora una volta il Governo, il quarto dopo le scosse di tre anni fa, così conferma una totale mancanza di rispetto per la popolazione colpita, rimandando di un paio di mesi la restituzione dell’Irpef sospesa.

Il problema viene solo posticipato, ma senza trovare soluzioni: una prassi tristemente consolidata in questi tre anni. Attendiamo di conoscere il testo quando ci sarà la pubblicazione ufficiale in Gazzetta, ma a quanto pare la proroga non comprende i contributi previdenziali per le imprese: un segno di totale disattenzione per chi cerca di lavorare per una ripresa economica nei territori terremotati. Vogliamo pagare ma con modalità dignitose. Noi non possiamo più perdere tempo, o peggio viverlo nell’angoscia della continua incertezza. Mancano poche settimane alla fine dell’anno e non sappiamo ancora se verrà prorogato lo stato di emergenza, il cui termine è fissato al 31 dicembre 2019. Il nuovo anno ci porterà la ripresa dei pagamenti delle utenze e delle rate dei mutui, anche sulle case che ormai sono ridotte a cumuli di macerie. Siamo finiti in vari, troppi decreti “Decreto Genova”, poi nello “Sblocca cantieri”: ai terremotati del Centro Italia, più di 580 mila le persone residenti, migliaia e migliaia di proprietari di seconde case, nel cratere tra Marche Umbria, Abruzzo e Lazio, non è stata riservata l’attenzione di un provvedimento ad hoc nonostante i 300 morti del 24 agosto e le scosse sismiche più forti degli ultimi cento anni che hanno colpito il cuore dell’Italia, le nostre aziende agricole, le nostre botteghe, le nostre imprese, la nostra storia. Le nostre vite.

Dei 22 miliardi stanziati per la ricostruzione del Centro Italia ne sono stati utilizzati appena 200 milioni, secondo le ultime stime. Più di 3800 famiglie vivono nelle Soluzioni Abitative di Emergenza, consegnate mediamente un anno e mezzo dopo il terremoto, attendono di rientrare a casa, più di 1000 persone del cratere sono ancora negli alberghi e nelle strutture ricettive, ci sono 50 mila sfollati mentre ci sono ancora quasi 800 mila tonnellate di macerie da rimuovere, come scriveva il Commissario Farabollini alla vigilia del terzo 24 agosto. Per la ricostruzione ci sono 114.000 schede di agibilità e danno ancora da visionare: stando al trend attuale ci vorranno cento anni per smaltire le pratiche per la ricostruzione degli edifici danneggiati. Tempi troppo lunghi perché nel frattempo sarà fallita la ricostruzione più importante, quella sociale ed economica dei paesi.

I principi costituzionali tesi ad eliminare le discriminazioni devono valere anche per la popolazione dell’Appennino centrale. L’articolo 3 della Costituzione affida allo Stato il compito politico e quindi normativo di mettere tutti i cittadini in condizione di competere alla pari, rimuovendo ogni ostacolo di natura economica e sociale. Ad oggi, per la gente del cratere 2016 questo principio fondamentale sembra non valere.

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