Civitanovese, spogliatoio spaccato: Pennacchietti minaccia le dimissioni

PROMOZIONE – Regna il caos nell’ambiente rossoblu, in riva all’Adriatico il pareggio di Treia si trascina dietro strascichi negativi

di Enrico Costantini

Adesso Basta! È il grido dei tifosi della Civitanovese che ieri hanno assistito alla partita a Treia. Sul banco degli imputati in primis ci sono i giocatori che durante la settimana conducono una vita fin troppo mondana piuttosto che quella di atleti che vogliono raggiungere traguardi importanti sia professionali che societari. Secondo quanto abbiamo appreso da chi frequenta lo spogliatoio, all’interno del gruppo vi sono tre fazioni: quella argentina, quella spagnola e quella (poca per la verità) italiana. Con questi presupposti non si può fare calcio e i traguardi di iniziò stagione sono diventati utopie e soltanto parole. Per raggiungere gli obbiettivi, sia nella vita che nello sport, occorre fare sacrifici e prima di essere campioni nello sport bisogna essere uomini. Finora l’ambiente, e crediamo anche la società, siano fortemente delusi. In campo non si può non servire un compagno solo perché ti è antipatico o perché non fa parte della tua nazione e questo è quello che stanno facendo certi signori nei confronti di Rodriguez. Tutto questo è semplicemente vergognoso. Tutto è permesso solo perché nello spogliatoio non ci sono giocatori doc di Civitanova perché, qualora ci fossero stati Andrea Diamanti o Emiliano Mercanti, di certo non se lo sarebbero potuti permettere perché sarebbero stati attaccati al muro. La maglia che si indossa rappresenta una città. Per fare un esempio Emiliano Mercanti fa un lavoro durissimo, va in mare e il sabato quando indossa la maglia del Montecosaro è sempre uno dei migliori in campo e questo è sinonimo di attaccamento. Anche la società ha le sue colpe perché queste situazioni erano evidenti già con De Filippis, il quale si è dimesso due volte. Con Da Col stessa situazione, perché aveva accantonato alcune mele marce ma questi signori, avendo santi in Paradiso, nella stanza dei bottoni l’hanno fatta franca e indotto il tecnico alle dimissioni. Ad oggi le cose non sono cambiate più di tanto, ed è arrivato il momento che la società parli chiaro e prenda i provvedimenti che servono per salvare la stagione. Altra situazione che va risolta è quella dei dirigenti che non possono essere capi ultras interferendo sulle decisioni del tecnico invitando con urlacci dagli spalti i cambi che secondo loro dovrebbero essere effettuati dall’allenatore; anche questa è una grossa anomalia che non succede neanche nelle partite tra scapoli e ammogliati. I panni sporchi vanno lavati all’interno dello spogliatoio altrimenti ci si comporta come dilettanti allo sbaraglio. Le cose sono due: o ci si fida del lavoro del tecnico che sta a contatto tutta la settimana con i giocatori e si condividono le scelte dandogli potere nei confronti dei giocatori, oppure bisogna avere il coraggio di fare altre scelte. Pennacchietti si trova nelle condizioni dei predecessori e sembra che nel post gara abbia addirittura minacciato le dimissioni. Se così fosse si rasenterebbe il ridicolo. Ora la parola spetta alla società che dovrebbe intervenire pesantemente sul gruppo e far capire che c’è una stagione da salvare e che in questo ultimo scorcio di campionato o si ricompongono le fratture interne e si rema tutti allo stesso verso, oppure chi non se la sente deve accomodarsi fuori dalla porta perché inutile alla causa rossoblu. C’è chi non si comporta da atleta e non onora la maglia che indossa, una divisa che vanta 100 anni di storia. La società ha impiegato tempo e risorse per riconquistare un po’ di credibilità dopo gli scempi del passato, ora per colpa di alcuni “giocatori” professionisti solo nella testa con atteggiamenti peggio dell’armata Brancaleone, sta perdendo la faccia, i soldi e la credibilità.

Alessandro Molinari
Author: Alessandro Molinari

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