CALCIO – L’intervista all’ex tecnico rossoblù
Andrea Mercanti, ex allenatore della Civitanovese, è tornato a parlare della sua esperienza in rossoblù, dell’esonero e del suo rapporto con il calcio. Con tono diretto, ha ribadito di non aver meritato l’allontanamento, arrivato troppo presto: dopo sole cinque giornate, con due pareggi e tre sconfitte mai meritate e una vittoria in Coppa Italia pochi giorni prima.
Mercanti era convinto del progetto, basato su un gruppo giovane e di prospettiva, e aveva già in mente un piano di crescita, anche valorizzando ragazzi locali: “Non eravamo affatto pazzi a puntare su quel gruppo. La sfida più grande, all’inizio, era costruire un gruppo forte e coeso, ma già a metà luglio 2025, con 26 ragazzi tutti nuovi, ci eravamo riusciti grazie a un lavoro intenso e costante, spesso anche con trenta o più ragazzi presenti nelle prime tre settimane. Con tutti loro avevamo subito creato un legame e un rapporto continuo. A livello calcistico ho sempre avuto ampia libertà nelle scelte, c’era fiducia, confronto sano e rispetto dei ruoli da parte di tutti. Purtroppo, già dalla seconda giornata di campionato, dopo la partita Fermana-Civitanovese, le cose si sono leggermente incrinate e mi dispiace, perché quello che poi è successo non ce lo meritavamo affatto.”
Mercanti ha spiegato come l’esonero sia sempre doloroso, perché ti allontana da ciò che ami, ma ha anche ribadito di essere in pace con la propria coscienza per l’impegno totale messo nel lavoro. “Non ho mai abbassato di un centimetro il mio impegno – ha aggiunto, – non ho mai tradito chi era lì, non ho mai usato il “potere” che avevo per proteggere me e andare contro i giocatori o per andare contro la società. Se mi fossi tradito da solo non sarei stato così orgoglioso di ciò che abbiamo fatto nei primi due mesi. Ogni volta che vieni esonerato smetti di vivere ciò che ti piace e di questo ne soffri. Oggi guardo la Civitanovese con distacco professionale: se vince sono sempre contento, ma come ex allenatore e collega.”
Nel periodo successivo all’esonero non ha rifiutato vere offerte, ma solo situazioni in cui non si rivedeva. Ha ammesso che qualche incomprensione con la dirigenza c’è stata: “Nelle mie precedenti esperienze da allenatore, in modi diversi, ho avuto qualche problema con alcuni dirigenti, anche se con qualcuno ancora oggi ci sentiamo, riconoscendo insieme ciò che siamo riusciti a realizzare e creare in quegli anni, come alla Fermana 2018-2022. Anche alla Civitanovese ci sono stati piccoli screzi. Nulla di clamoroso, ma comunque c’erano alcuni problemi che, onestamente, pensavo si sarebbero risolti INSIEME, cosa che purtroppo per me non è avvenuta.”
Del capitolo alla Civitanovese gli resta il dispiacere per quasi tutti i giocatori lasciati. “Alcuni di loro ora non ci sono neanche più – afferma l’ex tecnico rossoblù. – E mi dispiace per tutti i veri tifosi della Civitanovese. Forse fin dall’inizio ho avuto delle aspettative troppo alte non ascoltando qualche consiglio con cui mi avvertivano dei problemi che potevo trovare ma io sinceramente mi sono sempre voluto fidare. Il mio carattere è questo, anche perché ero sicurissimo che con il lavoro e il mio amore per la maglia rossoblù avrei superato tutte le difficoltà iniziali.”
Infine ha parlato delle sue ispirazioni calcistiche, da Sacchi fino a tecnici come Giampaolo, Guardiola, Sarri e De Zerbi, e ha concluso ricordando quanto fosse un sogno allenare la Civitanovese, pur rammaricandosi di non aver avuto più tempo: “Ho sempre messo la Civitanovese prima di tutto e tutti e di questo ne andrò sempre fiero ed orgoglioso!”.
Author: Angelica Mancini
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