Chiude il Covid Hospital di Civitanova

Ultimo paziente trasferito a San Benedetto

Ha chiuso oggi il Covid Hospital di Civitanova Marche, a seguito del positivo andamento dell’evoluzione pandemica”. Lo annuncia l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini per la struttura realizzata da Guido Bertolaso, su mandato della Regione, con i fondi privati (12 milioni di euro) raccolti dai Cavalieri di Malta.

Dopo l’apertura lampo del maggio 2020 (9 gg) era stata riaperta a ottobre. L’ultimo è stato trasferito a San Benedetto. “La struttura d’emergenza – afferma – ha ultimato la funzione in questa fase pandemica decrescente, ma è pronta a essere ripristinata in caso di necessità”. La struttura – nata per ospitare fino a 84 posti anche di terapia intensiva e semintensiva -, voluta fortemente dall’ex governatore Luca Ceriscioli, anche per arginare altre eventuali ondate pandemiche, aveva scatenato molte polemiche: alcuni avevano sollevato perplessità sull’opportunità di destinare l’ingente somma raccolta a una nuovo ospedale piuttosto che a potenziare gli esistenti; erano stati presentati anche esposti in Procura. Il Covid Hospital all’ex Fiera di Civitanova è modellato sull’ospedale della Fiera di Milano, ‘l’astronave’, sempre ideata Bertolaso in sinergia con il Cisom.

“Le professionalità utilizzate, in particolare internisti e anestesisti, – riferisce l’assessore – sono tornate in attività presso le strutture ospedaliere dell’Area Vasta 3 (Macerata-Civitanova-Camerino)”. Ora nelle Marche, aggiorna Saltamartini, “quattro persone sono ricoverate nelle terapie intensive per Covid e tre in terapia semi-intensiva; 13 i malati ricoverati nei Reparti infettivi di Marche Nord, Torrette (Ancona) e Fermo; 15 i positivi al Covid riscontrati oggi in tutta la regione“.
“Nonostante queste positive notizie, – ammonisce l’assessore – non si può abbassare la guardia sulla variante Delta e sulla necessità di sottoporsi a vaccinazione, poiché appare dimostrato che le varianti non abbiamo effetto sulle persone immunizzate”.

Saltamartini ricorda anche “la presa di posizione dell’Ue che avrebbe disposto il riconoscimento del passaporto vaccinale nell’Unione solo dopo 14 giorni dalla seconda inoculazione, non validando la sola somministrazione della prima dose”.

(Ansa)

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