Cento anni fa, Dante Cecchi: dalla “sua gente” alla presidenza Carima con la schiena dritta

Domani sera su Tvrs il figlio Giovanni e il pronipote Francesco ricorderanno il “Professore” che ha insegnato a generazioni di studenti al Liceo Classico e all’Università di Macerata. E non solo.

di Maurizio Verdenelli

“A tavola, lui sempre così riservato sulle sue vicende pubbliche tanto che di lui sapevamo soprattutto dai giornali, a mia madre Cattarina Bonservizi (‘militaris’ sottolineava sorridente) e a me diede una pur breve comunicazione” racconta il dottor Giovanni Cecchi, figlio unico di Dante, per tutti il Professore. Il quale per la prima volta non dava più retta al suo eterno spirito di servizio. Che qualche anno prima gli aveva fatto dire ancora di sì alla Dc che lo indicava presidente della Cassa di Risparmio succedendo a Raimondo Guzzini, deceduto a causa di un fatale incidente stradale.
Erano i tempi dove il merito ancora apriva gli orizzonti a chi se lo meritava. Anche da queste parti. “Mi piace stare a Macerata perché chi è davanti la strada se la capa” aveva risposto su Rai3 a chi intervistava lui e uno sceltissimo gruppetto di opinion leaders e dintorni (quorum ego) del capoluogo. Una risposta che a me, ex sessantottino, aveva destato (confesso) una qualche sensazione contraria. Ma avevo torto. Lui ragione.
E un po’ dubitai anche della sua risposta rassicurante che mi diede, dopo il buco da 13 miliardi (contabilizzati) apertosi a sorpresa nei risparmi che i maceratesi da sorpresa affidavano alla Cassa: “Semplice forellino che un bruco ha prodotto in una bella mela polposa”. Qui probabilmente avevo ragione, considerato quello che tristemente seppure a distanza di anni si sarebbe in modo più devastante verificato.
Probabilmente il Professore comprese di avere torto in entrambi quei pensieri pubblicamente manifestati. E disse no a Banca d’Italia dell’amico Governatore Carlo Azeglio Ciampi (della futura signora Franca era stato pure compagno di scuola)che gli aveva chiesto di accettare un secondo mandato.
Preferì tornare alla “sua gente” che come Virgilio aveva cantato (anche nelle commedie), ai suoi studi (aveva insegnato al Liceo Classico e all’Università), alle sue istituzioni culturali -Istituto degli studi storici Maceratesi, da lui co-fondato e l’antica Accademia dei Catenati sempre seguendo l’insegnamento, lui che l’aveva conosciuto da vicino, di padre Agostino Gemelli.
Per lui si spegnevano, finalmente e con sollievo per lui, le luci della ribalta. Accesesi quasi subito come campionissimo della popolare trasmissione Rai ‘Campanile sera’ e poi del teatro che aveva accolto entusiasticamente le sue pieces su un mondo che stava cambiando troppo in fretta. Cambiando forse e pure troppo male per l’allievo modello dell’Istituto dei Salesiani di Macerata e dell’Università Cattolica di Milano.
Dante Cecchi se ne andò in estate, a 94 anni, il 22 luglio 2015. Era nato il 16.02.1921 a Macerata, la sua dilettissima Atene delle Marche di cui fu Principe tra gli intellettuali del dopoguerra.

Domani sera (ore 22 su Tvrs) agli Speciali del Tg ne parleranno con chi scrive, il dottor Giovanni Cecchi e Francesco Maria Tasso, rispettivamente figlio e pronipote del Professore.

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