Casa de’ nialtri: dieci anni fa l’occupazione della scuola Regina Margherita

ANCONA – Il ricordo ancora vivido

Sono passati 10 anni ma il ricordo nel quartiere è ancora vivo, in modo particolare in via Ragusa. Quella domenica del 22 dicembre chi fosse capitato nei paraggi dell’ex scuola Regina Margherita ad Ancona, verso le ore 9, avrebbe notato un gruppo di persone entrare parco retrostante la scuola e dare inizio ad una esperienza unica nella storia del conflitto sociale nella regione: una occupazione da parte di una sessantina di senza tetto, in gran parte immigrati.

Quella domenica prenatalizia vede l’entrata in scena di un movimento per il diritto alla casa il cui nome diventerà famoso ben oltre i confini regionali: Casa de’ nialtri. Fece anche da catalizzatore con le forze sociali e politiche che sostengono il tutto, unì anarchici e stalinisti, centri sociali e partiti della sinistra radicale e altri soggetti dell’associazionismo. Persino l’allora vescovo Menichelli esprime parole solidali e forse anche per questo Prefettura e Questura decidono di non sgomberare il complesso. Nel capoluogo di regione è corsa alla solidarietà con donazioni che arrivano in continuazione.

All’interno della struttura si danno delle regole, Anconambiente predispone la raccolta dei rifiuti per le vie del quartiere non ci sono più persone che dormono in strada. L’unica a non volerne sapere è l’ex sindaco Mancinelli che definisce gli occupanti illegali guidati da un gruppo di rivoluzionari della domenica . E così dopo trattative, tentativi di mediazione da parte di rappresentanti istituzionali di opposizione, aver dato disponibilità di individuare anche un’altra struttura inutilizzata di proprietà comunale mentre si sta avviando anche un possibile percorso di formazione lavorativa nel settore si arriva a mercoledì 5 febbraio, quando trecento tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, guardie forestali blindano parte del quartiere mentre degli agenti fanno irruzione nella struttura.

I residenti, li caricano su dei pullman e li trasferiscono all’interno dello jesino in una sorta di agroturismo, per poi, nei giorni successivi, disperderli nel territorio. Molti di loro se ne andranno dalla regione ma il ricordo di quella occupazione è rimasta nel cuore dei residenti della zona.

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