Caos nel weekend del Primo Maggio: giovani in un circolo vizioso sempre più a rischio

La psicologa Giulia Silvaggi

La psicologa Giulia Silvaggi spiega le ragioni di tanta aggressività: “Cresce tra gli adolescenti la frustrazione per la paura di non essere stimati e amati”

di Pietro Frenquellucci

Un vero delirio. Non può essere descritto diversamente quanto accaduto nei due giorni di festa del Primo Maggio e della domenica successiva. Le cronache ci raccontano di tantissimi giovani ubriachi in centro sia ad Ascoli che a San Benedetto, risse e grandi disagi nelle vie centrali delle due città, assembramenti e mascherine considerate come un optional inutile, forze dell’ordine impegnate con grande senso del dovere e con grande equilibrio a contenere gli eccessi di giovani che sembravano voler recuperare in una sola serata le settimane in cui la pandemia li aveva costretti a restare a casa. Ma può essere tutto giustificato dalle restrizioni dovute al Covid-19? Ne abbiamo parlato con Giulia Silvaggi, fondatrice del Pronto soccorso psicologico, un servizio dedicato all’emergenza psicologica, ideato con la collega Roberta Calogiuri e attivo ad Ascoli in corso Vittorio Emanuele 13.

 

Dottoressa Silvaggi, cosa sta succedendo? Tutta questa aggressività giovanile come si spiega?
“Quando si parla di aggressività dell’adolescente vengono in mente scene di ribellione e di violenza, come le testate giornalistiche raccontano della vita quotidiana. Nonostante non si resti mai uguali nell’arco della vita, il periodo più ricco e intenso è quello dell’adolescenza dove i cambiamenti interessano l’intero corpo, investendo in modo vigoroso l’area sessuale con la differenziazione e lo sviluppo dei caratteri sessuali. Naturalmente i cambiamenti del corpo non sono a sé stanti, ma si coniugano e interagiscono con la realtà psichica. Infatti insieme al fisico l’immagine corporea con cui si aveva imparato a convivere adesso è rivoluzionata. Non ci si riconosce, non si sa neppure più chi si è e che cosa si vorrebbe diventare. Come abitare un nuovo corpo che non è più il corpo di un bambino ma che manifesta con forza nuove esigenze e nuovi desideri? In questo percorso di individuazione c’è proprio un essere in bilico tra ciò che si è interiorizzato di quelli che con una semplificazione possiamo chiamare i modelli familiari e la rivendicazione dell’autonomia delle proprie scelte”.

 

Quindi il rapporto con la famiglia è importante, ma ci sono altri elementi da valutare?
“Rispetto alla famiglia dunque l’adolescente oscilla tra distacco e appartenenza, allontanamento e bisogno di un porto sicuro in cui approdare ogni volta che se ne senta il bisogno. Allo stesso tempo il gruppo dei pari diventa gradualmente sempre più importante fino a prevalere rispetto a quello familiare. I gruppi amicali diventano il principale punto di riferimento e confronto e all’interno di questi si ricercano approvazione e consenso. I coetanei sono il nuovo specchio in cui l’adolescente cerca il riflesso di una propria immagine piena, integra, priva di mancanze. Una certa regressione, cioè un apparente tornare indietro, ad atteggiamenti e comportamenti immaturi è necessaria per poter riorganizzare la personalità ed entrare nell’età adulta. Come da bambini la prima volta, da adolescenti si deve imparare ad adattare i propri impulsi aggressivi al contesto, ad inibirli, a trasformarli”.

 

Ma cosa accade oggi? Perché questo dilagare di comportamenti aggressivi e violenti tra pari?
“L’aggressività è un ‘un comportamento diretto da un individuo contro un simile, un oggetto o verso sé con lo scopo di causare danno’ (Bold). È in altre parole la traduzione in azione di uno stato emotivo di rabbia. La rabbia nasce dentro di noi ogni volta che abbiamo la sensazione di venire sopraffatti da qualcuno o qualcosa. Ha quindi la funzione di segnalare internamente la frustrazione connessa a certe situazioni o relazioni. La frustrazione viene definita come quello stato emotivo che nasce in conseguenza di un mancato soddisfacimento di uno scopo, di un bisogno o di un desiderio: nel momento in cui il piacere viene negato ecco qui che arriva la frustrazione. Oggi più che mai queste sensazioni ed emozioni vengono sperimentate dall’intera popolazione ma gli agiti di aggressività sono maggiori negli adolescenti e non è un caso. Se l’adulto è ormai strutturato nella sua personalità, con risorse esterne verso cui rivolgere il proprio desiderio, la propria attenzione e interne che si traducono in forza propulsiva anche in questo periodo particolare, l’adolescente è già invaso dal turbamento della propria crescita, dalle proprie insicurezze e paure. A tutto ciò si aggiunge la privazione imposta dalla pandemia che impedisce al giovane adulto di poter riversare i propri sentimenti in obiettivi, interessi, scopi, poter conoscere e scegliere ciò che gli piace e che desidera. Non ha la possibilità di sperimentare, di avere successo ma anche di fallire e proprio quest’ultima sensazione è divenuta principale”.

 

E qui si innesta il rapporto con i coetanei.
“Sì. In questa dinamica il gruppo dei pari acquista un ruolo centrale. Tra i coetanei si ricerca sostegno e approvazione personale, l’altro restituisce un’immagine che contribuisce alla creazione di una nuova identità, ma questa identità in prima battuta si cerca di omologarla ai modelli idealizzati che si incontrano, per cui se il nostro idolo (il quale non deve necessariamente essere un personaggio famoso, basta anche l’amico più stretto e di fiducia) ha un certo tipo di comportamento, il bisogno di approvazione e amore viene soddisfatto attraverso l’imitazione di quel comportamento. L’adolescente in balia della propria frustrazione sperimenta la paura di non essere stimato e amato e trova nelle proteste aggressive lo sfogo della propria vergogna nel vedersi incapace di conquistare la stima e l’amore. Tutte sensazioni che oggigiorno è sempre più difficile da sopportare, che si cercano di evitare. ‘Tutto e subito’ è lo slogan incalzante dei nostri tempi, che impedisce lo sviluppo della tolleranza della frustrazione, un vuoto da riempire che spesso cede alla fragilità della dipendenza, alla rincorsa del piacere, alla disperata ricerca della felicità come valore che da senso alla vita. Non è un caso allora che in questo preciso periodo storico aumenti l’uso di sostanze (alcol e droghe) tra i giovani, i più esposti a tali mancanze”.

 

Al di là della questione momentanea, in prospettiva quali sono i rischi maggiori?
“L’aggressività acquista così un senso nel ristabilire un fittizio senso di padronanza a seguito della frustrazione, ma con una durata destinata a consumarsi presto, perché seppur gratificante all’inizio è seguita da sensazioni di vuoto e colpa, innescando un circolo vizioso difficile da interrompere soprattutto se si aggiunge l’uso delle sostanze. L’aggressività provoca piacere attivando la produzione di neurotrasmettitori implicati nel ‘sistema della ricompensa’, ma non è solo il livello biologico ad essere implicato. A livello psicologico questo sistema è amplificato dalla sensazione di essere invincibili e forti, facenti parte di un gruppo, dall’impressione di essere finalmente come ci si era immaginati”.