Caccia no limits al cinghiale? Enpa risponde all’assessore Carloni

Marche caccia no limits al cinghiale? Enpa risponde a Carloni: “Abbattimenti e caccia bocciati dal mondo scientifico. La soluzione è nei metodi ecologici e nella prevenzione”.

L’Ente Nazionale Protezione Animali interviene in merito alle dichiarazioni rilasciate ai media, prive di qualsiasi fondamento scientifico, dell’assessore alla caccia della Regione Marche, Mirco Carloni, nelle quale esprime la “necessità” di procedere ad ulteriori abbattimenti di massa di cinghiali poiché causerebbero incidenti stradali e danneggerebbero le colture.

Assessore Carloni

“Ricordiamo all’assessore che da oltre 20 anni i cinghiali vengono continuamente uccisi, 365 giorni l’anno, con tecniche ludico ricreative devastanti come la braccata, in cui si uccide la matriarca – l’unica in grado di riprodursi – e lasciando così libere le femmine di costituire tanti nuclei riproduttivi. Ma questa è solo una delle conseguenze di una politica tanto banale quanto antiscientifica della gestione faunistica, in cui si crede, come accadeva nell’età della pietra, che uccidendo gli animali essi scompaiano e diminuiscano di numero, come fossero pedine inanimate.
Invitiamo l’assessore a leggere non i documenti degli animalisti, ma autorevoli studi scientifici che da tempo hanno condannato gli abbattimenti e ricondotto proprio a questi fenomeni quali la paternità multipla, la destrutturazione delle piramidi delle classi di età favorendo volutamente gli esemplari più giovani, la dispersione del branco, gli estri e la maggiore capacità di riproduzione, e molto altro ancora. In altre parole: è chiaro che la politica degli stermini ha portato solo ad un evidente peggioramento della situazione. Solo applicando metodi con base scientifica si può veramente aiutare gli agricoltori e i cittadini, evitando di prenderli in giro“.

“Occorre avere una visione ambientale complessiva, parlare del disturbo antropico, della distruzione degli habitat, della cementificazione. Intanto, qualcosa si può fare subito: oltre a vietare la caccia e in particolar modo la braccata, la soluzione è nella messa in sicurezza delle strade – con le tecniche adottate dal progetto Life strade che ha azzerato gli incidenti – e nell’applicazione delle misure di prevenzione obbligatorie e prioritarie per legge. Inoltre, vietare ogni ripopolamento nelle aziende faunistico venatorie, effettuare controlli sugli allevamenti (perché sono tanti ma si continuano ad allevare.) e sul bracconaggio, e soprattutto intervenire per una migliore raccolta dei rifiuti, diminuendo così le risorse a disposizione. Per quanto concerne la peste suina, consigliamo all’assessore di leggere le FAQ dell’Ispra, il più autorevole istituto scientifico nazionale, che ha già dichiarato che la diffusione della peste suina non ha a che fare con la densità degli individui, e che, ancora una volta, imputa anche alla caccia una grave responsabilità per la possibile contaminazione dei territori”.

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