Aumentate le spese da sostenere
Martedì 2 ottobre, data un tempo cerchiata sul calendario di tutti i cacciatori marchigiani e ora, almeno nel Piceno, cancellata in nome di una protesta annunciata già qualche settimana fa, capace di coinvolgere oltre 1.000 appassionati in tutta la provincia di Ascoli.
Come annunciato nei giorni scorsi, i rappresentanti di 21 delle 22 squadre attive in ambito provinciale hanno rifiutato di ritirare i registri Atc, rinunciando di fatto a prendere parte alla stagione venatoria iniziata ufficialmente nella giornata di ieri per via dell’aumento delle spese da sostenere e delle richieste presentate alla Regione Marche, rimaste finora inascoltate.
Dovendo fare i conti con una stagione venatoria prolungata di un ulteriore mese rispetto ai tradizionali tre per far fronte alla diffusione della peste suina africana, da diverse settimane i cacciatori hanno condiviso con i rappresentanti di Palazzo Raffaello dubbi ed esigenze sulle norme vigenti, che ad oggi prevedono oneri di natura economica e burocratica piuttosto gravosi per i cacciatori.
Le squadre, infatti, sono chiamate a farsi carico di un costo pari a 1.070 euro per lo smaltimento di pelli e viscere, a cui vanno aggiunte le spese delle visite delle corate e l’iscrizione delle squadre, per un minimo di 500 euro
Per queste ragioni, in assenza di formali passi avanti da parte della Regione, la stragrande maggioranza dei cacciatori del Piceno ha scelto di fermarsi e appendere – almeno per il momento – il fucile al chiodo, in attesa di rassicurazioni da Palazzo Raffaello.
Nel frattempo, in queste ultime ore il caso è approdato proprio tra i banchi del Consiglio regionale grazie all’interrogazione presentata da una rappresentanza di consiglieri regionali del Partito Democratico e sottoscritta da Anna Casini, Manuela Bora, Romano Carancini, Fabrizio Cesetti, Maurizio Mangialardi e Antonio Mastrovincenzo.
In particolare, i consiglieri del Pd chiedono di sapere se la giunta regionale abbia o meno intenzione di adottare dei provvedimenti in grado di garantire un adeguato sostegno economico ai praticanti di caccia al cinghiale in forma collettiva.
La risposta è attesa per la prossima seduta del Consiglio regionale. Nel frattempo nel Piceno le dita, oltre che le braccia, restano incrociate, nella speranza che la situazione possa presto sbloccarsi.
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